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A Milano l’impresa di fare cultura

A Milano l’impresa di fare cultura

25 Febbraio 2026

di Maddalena Libertini

Una quarantina di opere della collezione di Banco BPM testimonia come il connubio tra mondo produttivo e mondo culturale sia parte costitutiva dell’identità della città. Sabato 28 febbraio apertura straordinaria della mostra con visite guidate per Milano MuseoCity.

“Mi piace pensare questa mostra come un’opera aperta”, ci ha detto Diana Vaccaro, Responsabile del Patrimonio Artistico di Banco BPM, introducendo L’impresa di fare cultura, allestita nella sede centrale della banca a piazza Meda a Milano. Il riferimento all’opera aperta di Umberto Eco, a dieci anni appena compiuti dalla scomparsa del grande semiologo, rimanda all’idea di una struttura che non pretende di essere esaustiva ma lascia spazio alle integrazioni, di un dispositivo che generi negli spettatori la voglia di proseguire altrove, di una propensione alla collaborazione e alla condivisione.

Il primo collegamento è quello rinnovato con Milano MuseoCity, di cui la mostra di Banco BPM coglie e sviluppa il tema. Quello scelto dalla manifestazione nell’anno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina è “Le imprese della cultura” e intende rendere omaggio alle istituzioni, pubbliche e private, che producono cultura nella città, mettendo in luce il legame strutturale tra la vocazione operosa e creativa del capoluogo lombardo e la trama diffusa di collezioni, monumenti e beni storico artistici. In questo quadro l’iniziativa di Banco BPM si incastona perfettamente ma, mentre MuseoCity terminerà il 15 marzo, la mostra continuerà fino alla fine di giugno accompagnata da appuntamenti di approfondimento.

Diana Vaccaro ci ha spiegato come è stata concepita L’impresa di fare cultura.

“L’intuizione è arrivata dall’esperienza dello scorso anno, quando, con la mostra Il filo di Arianna, la nostra sede di piazza Meda si è trovata a funzionare spontaneamente come baricentro geografico dei percorsi di MuseoCity. Da qui è nata l’idea di progettare il nuovo evento espositivo come una rete di connessioni con i luoghi dell’arte milanese, immaginandolo come una sorta di itinerario nella città attraverso le opere. Ogni pezzo esposto introduce un rimando a un altro attore della cultura milanese: musei, collezioni, archivi, fondazioni. L’invito è che la visita non si concluda qui, ma che continui per andare alla ricerca di opere e artisti negli altri contesti della città. Non è una mostra costruita quindi intorno a un artista o a un periodo storico, ma un racconto corale del soft power culturale di Milano”.

Il percorso espositivo è organizzato attraverso le opere della vostra raccolta corporate. Come lo avete pensato?

Non volevamo stabilire gerarchie con un’opera che prevalesse sulle altre. Abbiamo affidato l’avvio a un grande quadro di Sironi, Oracolo, poi si possono ammirare, tra gli altri, La portinaia di Medardo Rosso e uno studio della Maternità di Previati ma, accanto ai nomi più importanti, compaiono artisti meno noti, stampe, ceramiche, mobili e anche una rassegna di pubblicazioni sostenute nel tempo dalla banca che danno la misura del lavoro scientifico e divulgativo associato. L’obiettivo è restituire la varietà della produzione artistica e culturale che si trova a Milano dove si può fruire di un insieme di stili, epoche, linguaggi. Per la prima volta abbiamo esposto elementi di arredo, sia storico sia contemporaneo, per raccontare il design come parte integrante del DNA della città. Alcuni provengono dagli spazi della banca, altri dai depositi: oggetti che nel tempo hanno acquisito valore culturale e testimoniano l’evoluzione dall’artigianato al design. Con questa mostra parliamo di come l’impresa economica diventi anche impresa culturale, una cifra virtuosa che è connaturata nell’identità di Milano, e di come l’arte sia strumento per fare comunità.

A questo proposito, la mostra è ospitata nella vostra sede che è uno spazio di lavoro. Come recepisce chi entra qui il connubio tra l’attività espositiva e quella bancaria?

Questa è la sesta mostra allestita nel salone di piazza Meda: la prima è stata nel 2023 quella dedicata a Italo Calvino a cento anni dalla sua nascita. All’inizio c’era il timore che interferisse con l’operatività della filiale. È accaduto il contrario: molti clienti si fermavano a visitarla e, quando è terminata, sono stati loro stessi a chiederci perché non ci fosse più. Più che la presenza, è stata l’assenza ad essere sentita e lamentata. Ci siamo quindi resi conto di quanto sia gradita una mostra all’interno di questo spazio: in molti ci dicevano che entrare in banca era bello come andare in un museo e ci chiedevano quando ci sarebbe stata la prossima.

Una conferma ulteriore, se ce ne fosse bisogno, della felice convivenza tra impresa e cultura che diventa una forma di responsabilità civile e un modo per costruire coesione e relazioni.