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Gibellina e L’Aquila capitali italiane di ricostruzione culturale

Gibellina e L’Aquila capitali italiane di ricostruzione culturale

28 Gennaio 2026

di Maddalena Libertini

 

Due città e due comunità che hanno conosciuto il crollo, la perdita, la dislocazione, temporanea o permanente. Gibellina, rasa al suolo dal terremoto del 15 gennaio 1968 che devastò la Valle del Belìce. L’Aquila, colpita da un sisma nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, notte che è ancora ben impressa nella memoria di molti italiani. In entrambi i casi, la successiva ricostruzione è stata mossa dal bisogno di recuperare un senso di identità e reimmaginare un futuro. In questo 2026 Gibellina e L’Aquila si ritrovano accomunate dalla volontà di puntare sulla cultura come infrastruttura di rigenerazione sociale, assumendo due ruoli complementari: Gibellina prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea e L’Aquila Capitale Italiana della Cultura, raccogliendo il testimone da Agrigento.

Il laboratorio Gibellina

Il 15 gennaio 1968 la terra tremò nella Valle del Belìce con una violenza tale da cancellare interi paesi. Gibellina fu completamente distrutta. Da quella devastazione riemerse la visione utopica e radicale del sindaco Ludovico Corrao: farsi accompagnare nella ricostruzione dall’arte e dall’architettura. Corrao riuscì a renderla concreta. A 20 km dal sito originario che Burri trasformò in memoriale con il Grande Cretto, la Nuova Gibellina sorse con interventi di artisti come Consagra, Accardi, Rotella, Paladino ambientati tra gli spazi e gli edifici disegnati da Quaroni, Samonà, Gregotti, Purini e Thermes, Mendini, Vigo. Una utopia forse troppo diluita nel tempo e astratta dal contesto circostante che però ha fatto di Gibellina un luogo unico di sperimentazione e una meta d’arte e di memoria. Sulle tracce di questo passato e di questa vocazione si innesta oggi la nomina a prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea che rilancia il progetto di Corrao a una dimensione territoriale – la Valle del Belìce e la provincia di Trapani ­– con una prospettiva di lungo termine. Portami il futuro, il titolo del programma ufficiale, contiene una dichiarazione di intenti: essere un’occasione generativa che rinnovi l’eredità culturale e sia la scintilla per uno sviluppo duraturo. “Gibellina vuole che l’utopia di Corrao si riaccenda perché le utopie non muoiono, tutt’al più si assopiscono e si riaccendono quando c’è bisogno di traghettare verso nuove mete e nuovi approdi”, ha detto il direttore artistico Andrea Cusumano.

Sono cinque i contenitori in cui sono suddivise le iniziative in calendario: Mostre; Residenze; Arti performative; Educazione e partecipazione; Conferenze, simposi e giornate di studio. L’inaugurazione, simbolicamente nella data del 15 gennaio, ha dato l’avvio con l’apertura di tre mostre. Dal mare, dialoghi con la città frontale affronta il tema del Mediterraneo contemporaneo attraverso due grandi installazioni video, The Bell Tolls Upon the Waves di Adrian Paci e Resto dei Masbedo. Sono allestite nel Teatro di Pietro Consagra, monumentale edificio incompiuto che dall’autunno verrà ultimato da Mario Cucinella. Colloqui riunisce in una conversazione ideale cinque artiste coinvolte nella storia di Gibellina – Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo. Generazione Sicilia è la prima sessione della mostra dedicata agli artisti siciliani e restituisce anche un saggio del collezionismo illuminato della regione, che troverà il suo apice a ottobre nell’omaggio a Peppe Morra, gallerista, animatore culturale e promotore di eccezionale caratura nella storia dell’arte contemporanea.

Nel corso dei prossimi mesi prenderanno forma le numerose altre iniziative espositive frutto della collaborazione con la fitta rete di partner istituzionali e privati. A giugno, per esempio, inaugurerà Domestic Displacement (mappa instabile), collettiva di artisti internazionali che indagano il tema dello spostamento: tra loro Mona Hatoum, William Kentridge, Shirin Neshat, Amalia Pica, Anna Maria Maiolino, Santiago Sierra e Regina José Galindo, che verrà a Gibellina per una performance site specific. “L’arte contemporanea non è solo l’arte del presente, è soprattutto l’arte della presenza e, in questo senso, le residenze costituiscono il cuore pulsante del nostro progetto”, ha specificato Cusumano introducendo il secondo capitolo del palinsesto. La lunga lista degli artisti che verranno a Gibellina per lasciare nuovi segni traduce l’idea di collaborazione in relazione e quella di creatività in partecipazione, insieme agli abitanti, nel paesaggio urbano così come in quello naturale, rivivificando tradizioni artigiane e popolari con lo sguardo di chi viene da fuori in una forma di scambio reciproco. Sul fronte delle arti performative, accanto ad appuntamenti consolidati come il Festival delle Orestiadi, giunto alla sua 45a edizione, e la BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo, si moltiplicheranno, soprattutto dall’estate, eventi di teatro, cinema e musica con l’insediamento della nuova Orchestra Filarmonica del Sud. Il coinvolgimento attivo e diretto degli abitanti si manifesterà in particolar modo nelle attività educative e negli spazi e nelle esperienze di condivisione, mentre il dibattito sul contemporaneo chiama a raccolta a Gibellina la comunità dell’arte per ridefinirne il ruolo trasformativo: qui avrà sede un Comitato Consultivo Nazionale sull’Arte Contemporanea.

Con nuove opere, interventi urbani e pratiche sociali, Portami il futuro chiede se l’arte contemporanea può far rinascere una città. Non può, né deve bastare un anno per rispondere. Ma Gibellina propone di assumere l’arte come diritto partecipativo e bene comune a motrice di questa trasformazione.

L’Aquila, capitale policentrica

Da Capitale Italiana della Cultura 2026 L’Aquila ha scelto di definirsi “città multiverso” e adottare lo slogan “un territorio, mille capitali”: un organismo policentrico, in evoluzione, che tiene insieme vicende, geografie e comunità differenti. Oltre ad arte e cultura, la avvicina a Gibellina il principio della coralità che qui viene interpretato tenendo insieme i comuni del Cratere 2009 e del Cratere del Centro Italia. La storia drammatica viene assunta nel progetto e trasformata in tessuto di connessione. L’Aquila si propone come una capitale diffusa, fatta di relazioni più che di confini amministrativi, che fonda il futuro su coesione sociale, benessere, innovazione e sostenibilità ambientale, i 4 assi della Nuova Agenda Europea della Cultura. Un modello di sviluppo replicabile per Rieti e i comuni dell’Appennino Centrale: l’impatto delle politiche culturali sarà misurato in modo sistematico dal primo Osservatorio culturale urbano italiano, appositamente istituito.

Lo sforzo collettivo, a cui hanno partecipato istituzioni culturali, università, accademie, associazioni, imprese creative, ha permesso di mettere in programma 300 eventi in 300 giorni. Lo spettro è ampio e spazia dalla musica alla scienza. Valorizza le eccellenze già esistenti, i palazzi restaurati del centro storico, gli eventi identitari come la Perdonanza Celestiniana, le manifestazioni ricorrenti potenziate per l’occasione, e include la restituzione di spazi simbolici quali il Museo Nazionale d’Abruzzo, rientrato nel Castello Cinquecentesco, e il Teatro Comunale che riaprirà a fine anno.

È il MAXXI L’Aquila, ospitato in Palazzo Ardinghelli, a farsi carico della sezione di arte contemporanea. Uno degli eventi principali è Aftershock, retrospettiva che passa in rassegna i cinque decenni di carriera di Ai Weiwei, incentrandosi però su un nucleo di lavori ispirati al terremoto del Sichuan del 2008 e sul potere dell’atto creativo in reazione alla catastrofe. Ci saranno anche la performance partecipativa SOND – The School of Narrative Dance di Marinella Senatore e l’omaggio a Fabio Mauri a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini. Negli spazi appena restaurati di Palazzo ONMI, si terrà la mostra Convergenze e continuità, Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960.

Macerie, l’intervento di Liu Bolin, famoso per i suoi autoritratti mimetici, farà da trait d’union tra L’Aquila e Gibellina. L’artista cinese ha scelto siti emblematici, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, la Rocca Calascio, le foreste vetuste del Parco nazionale per il capoluogo abruzzese e la città nuova, il Grande Cretto e le rovine di Poggioreale per il comune siciliano, nei quali ambientare le sue azioni di camouflage e fusione con il paesaggio antropico o naturale tramutandosi in un testimone silenzioso ma partecipe, una presenza inscritta nella materia stessa dei luoghi. Presenza e partecipazione: questo è l’invito che entrambe le città rivolgono a tutti.