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Il corpo sonoro delle montagne della Valtellina

Il corpo sonoro delle montagne della Valtellina

6 Marzo 2026

di Maddalena Libertini

Per Milano Cortina 2026 Yuval Avital ha affidato le voci dell’ambiente naturale e delle storie umane alle tre sculture Mountain Echoes.

In queste settimane di Giochi olimpici e paralimpici invernali la Valtellina, uno dei territori che ospitano le gare, risuona delle grida del pubblico che incita gli atleti a bordo pista o che, in fondo a una discesa, esulta per una vittoria o una bella performance sportiva. Sotto questo strato acustico vivace e transitorio c’è un’eco che chiede di essere ascoltata ed è l’identità sonora della valle. A questo deve aver pensato Yuval Avital ideando l’opera Mountain Echoes, selezionata dalla Regione Lombardia nell’ambito dei Giochi della Cultura e parte del programma dell’Olimpiade Culturale della Fondazione Milano Cortina 2026.

L’installazione, che è stata realizzata in partnership con BPER Banca, Provincia di Sondrio e Tessuti di Sondrio, ha preso la forma finale di tre grandi sculture sonore che danno voce alla memoria acustica della montagna. Le tre creature totemiche sono costituite da tessuti irrigiditi con resina e dotate di altoparlanti e, in linea con il palinsesto diffuso dei Giochi, sono state collocate a Sondrio, Bormio e Tirano fino alla chiusura delle Paralimpiadi il 15 marzo. Nel mese di aprile saranno invece riunite a Milano, ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, trasportando nel contesto metropolitano il paesaggio sonoro della valle.

Artista multidisciplinare e compositore musicale, Avital ha percorso le montagne della Valtellina tra ottobre e dicembre 2025 equipaggiato con microfoni, videocamera e macchina fotografica per raccogliere suoni e testimonianze. Prima di tutto, i rumori della natura, il vento fra i rami, l’acqua che scorre come ruscello o che goccia in una grotta, i versi della fauna selvatica, ma, integrati con questi, quelli prodotti dagli uomini e dalle loro attività. In questo viaggio di esplorazione sul campo da cui ha tratto oltre 470 registrazioni audio, ha visitato 25 località coinvolgendo più di 500 persone di diverse generazioni.

“Più si conosce la Valtellina e più ci si rende conto dell’unicità di questo luogo in quanto territorio di

dualismo, connubio e confine. Qui ho trovato un rapporto con la montagna che è quasi un patto silenzioso, fatto di rispetto, lavoro, storie familiari e memoria condivisa. Le persone che ho incontrato mi hanno donato suoni che non sono solo paesaggio acustico, ma identità”, ha spiegato l’artista.

Avital ha incontrato gli abitanti, ha documentato le loro voci, i racconti, le leggende, i dialetti, le lingue antiche quasi estinte. Ne ha seguito il lavoro nei campi, con gli animali da allevamento, nei mestieri tradizionali come la cardatura e la filatura o nella preparazione dei piatti tipici in cucina. Ha registrato il suono delle macchine produttive, dei campanacci delle mucche o del mulino in azione così come degli strumenti musicali e dei canti popolari e corali. Ne è scaturita una composizione in tre movimenti, un’ode polifonica al connubio tra le persone e i luoghi che si modellano a vicenda in un’entità inseparabile. Il processo partecipativo di arte relazionale con cui Avital ha amalgamato l’elemento antropico e quello naturale in paesaggio sonoro fa funzionare le tre sculture di Mountain Echoes come depositi di memorie e archivi viventi. Anche per questo sono state affiancate da una selezione di scatti fotografici realizzati durante lo svolgimento del progetto, completando la narrazione multisensoriale dell’opera.

Serena Morgagni, Responsabile Direzione Communication BPER, ha dichiarato: “Sostenere Mountain Echoes significa per noi contribuire a dare voce a un territorio che custodisce un patrimonio culturale molto importante. La Valtellina, con le sue comunità, le sue tradizioni e la sua profonda identità, è un luogo in cui arte e vita quotidiana si intrecciano naturalmente. Questo progetto riesce a trasformare questa ricchezza in un’esperienza condivisa, capace di unire persone, linguaggi e generazioni diverse. Come BPER siamo orgogliosi di accompagnare un’iniziativa che valorizza le radici locali e le proietta in una dimensione internazionale”.