di Maddalena Libertini
Con la gratuità estesa alla Città Metropolitana, Roma fa una scommessa sull’idea di istituzione culturale come infrastruttura pubblica parte della vita quotidiana degli abitanti e punta su accessibilità, prossimità e continuità. Ce ne parla la direttrice dei Musei Civici.
Dall’inizio di febbraio 2026 i residenti a Roma e nell’intera Città Metropolitana entrano gratuitamente nei musei civici e nelle aree archeologiche di Roma Capitale. Una decisione che tocca un nodo molto discusso nel dibattito internazionale: l’accessibilità delle istituzioni culturali e il loro ruolo pubblico in una fase in cui, tra Regno Unito, Stati Uniti e Francia, il modello di sostenibilità dei musei torna a essere oggetto di revisione.
La misura è stata presentata dall’Amministrazione Capitolina con la campagna “A Roma, la bellezza è di tutti” che invita i cittadini a riappropriarsi dei luoghi della cultura e integrarli nel proprio quotidiano. A sostenere concretamente questa visione di bellezza come bene condiviso e accessibile è il meccanismo di riallocazione degli introiti generati dal biglietto di 2 euro introdotto per i turisti per accedere al catino della Fontana di Trevi.
Ci ha spiegato le finalità e le ragioni di questa iniziativa Ilaria Miarelli Mariani, dal 2023 direttrice della Direzione Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina: “Dalla precedente giunta era stata istituita la MIC Card che, con 5 euro all’anno, permetteva a residenti e studenti di avere ingresso libero al Sistema Musei di Roma Capitale, uno strumento che ha incontrato molto gradimento e aveva raggiunto 300mila iscritti. Ora è stato fatto un ulteriore passo in avanti. Quando si è stabilito il pagamento del biglietto alla Fontana di Trevi, il sindaco Roberto Gualtieri ha deciso di destinare il gettito, stimato intorno agli 8 milioni di euro all’anno, direttamente alla manutenzione dei musei compensando la nuova gratuità per i residenti. L’innovazione sta anche nel fatto che la nuova tariffazione non riguarda solo Roma, ma tutta la città metropolitana che include 121 comuni, quindi un bacino potenziale di circa 4 milioni di visitatori gratuiti, mentre gli studenti possono continuare a usare la MIC Card. Si può dire che in questo modo è coperto tutto quello che viene definito pubblico di prossimità. In questo senso è una scelta importante, anche coraggiosa”.
Secondo i primi dati diffusi dall’Assessorato alla Cultura, i cittadini di Roma e dei comuni metropolitani hanno accettato l’invito. Tra il 1° gennaio e il 7 aprile 2026 il sistema dei Musei Civici ha registrato 814.350 visitatori: di questi, 535.023 hanno goduto dell’ingresso gratuito, quasi il doppio rispetto ai 291.552 paganti. La gratuità, in questo quadro, dimostra di essere non un gesto simbolico ma un modo per ridisegnare il rapporto tra gli abitanti e i luoghi di importanza storico artistica della città.
Musei Civici: una rete unica al mondo
Storica dell’arte e professoressa ordinaria di Museologia e Critica artistica e del restauro presso Sapienza Università di Roma, Ilaria Miarelli Mariani guida un sistema che non ha equivalenti in Italia e nel mondo per rilevanza, dimensione e varietà: oltre ai Musei Capitolini – per importanza della collezione il primo museo civico al mondo, che si avvia verso il milione di visitatori l’anno –, la rete comprende sedi di natura e storia molto diverse, dall’Ara Pacis ai musei di Villa Torlonia, dal Museo Barracco al Museo Napoleonico, dalla Villa di Massenzio al Planetario. Dal suo insediamento Miarelli Mariani si è impegnata a valorizzare questa articolazione e questa complessità, cercando di dare risalto e di definire l’identità di ognuno dei siti, in particolare di quelli meno noti o meno frequentati.
È il caso, per esempio, della Galleria di Arte Moderna, allocata in un ex convento a via Francesco Crispi, tra via del Tritone e via Sistina. Fondata nel 1925, qualche decennio dopo le sue omologhe di Milano, Torino, Bologna, Genova, la galleria civica ha avuto una vicenda travagliata di spostamenti e ripartenze che non le ha dato una chiara riconoscibilità nella memoria dei romani e dei turisti, al punto di essere spesso confusa con la più celebre corrispondente nazionale situata a Valle Giulia. “Quando mi sono insediata, la GAM era dedicata esclusivamente a ospitare esposizioni temporanee, nonostante abbia una raccolta strepitosa di opere del Novecento che per il loro rilievo ci vengono continuamente richieste in prestito. Ho deciso che doveva tornare un museo. Ci sono voluti tre anni per esaurire la programmazione già pianificata e, con l’occasione del centenario, abbiamo riportato la collezione con “GAM 100. Un secolo di Galleria Comunale 1925-2025”: si possono finalmente rivedere insieme capolavori di Sartorio, Balla, Costa, Cappa, Depero. Nel catalogo abbiamo ricostruito la tormentata storia dei trasferimenti da Palazzo Caffarelli alla Pantanella a via dei Cerchi, a Palazzo Braschi, poi a Palazzo delle Esposizioni, fino a via Crispi. Ora abbiamo stabilito di far ruotare le opere nell’allestimento e non fare mostre per due anni in modo da far tornare la Galleria nell’immaginario dei visitatori”.
Le strategie cambiano da luogo a luogo. Al Museo dell’Ara Pacis è una mostra a fare da attrattore per il pubblico romano e non: con oltre 160.000 biglietti staccati e una media di 1300 ingressi al giorno, “Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”, a cura di Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, è stato l’appuntamento di maggior successo di questa stagione, rilanciando la vocazione espositiva prevista nell’architettura di Richard Meier con un progetto di alto profilo.
Abitare il museo
Nel 2022 l’ICOM (International Council of Museums) ha approvato a Praga, con il 92,4% dei voti, una nuova definizione che ha riscritto il mandato delle istituzioni culturali: il museo non è più soltanto un’istituzione che conserva ed espone, ma un luogo accessibile e accogliente che “opera con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze”. L’approccio adottato dall’Amministrazione Comunale e dalla Direzione Musei Civici ha sposato questa definizione. “La trovo molto inclusiva rispetto a quello che il museo deve fare oggi. Noi abbiamo lavorato molto sull’idea di apertura su varie direttrici. La scommessa è raggiungere pubblici diversi e dargli motivi per tornare più volte, rendendo questi luoghi familiari nelle loro vite. Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo con le aule studio per i ragazzi in spazi legati ai musei e ai siti archeologici, incentivando le collaborazioni con le università e le accademie, introducendo la musica, da quella classica a quella apprezzata dai più giovani – penso al concerto di Franco 126 a Palazzo Braschi –, ospitando la moda, come è accaduto con la sfilata di Gucci. Siamo molto interessati al rapporto con la scienza e le nuove tecnologie. Alla Pinacoteca dei Musei Capitolini è stata prorogata fino al 14 giugno la mostra “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva”, organizzata nell’ambito del Progetto EAR – Enacting Artistic Research, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, che consente di comprendere il processo creativo di alcuni dipinti incompiuti conservati presso la pinacoteca grazie ad analisi tecniche e scientifiche avanzate. Vogliamo continuare su questa strada e farci aiutare dalle tecnologie e dagli apparati multimediali per raccontare i musei e quello che conservano in modo coinvolgente”. Tra i progetti in cantiere quello che prende le mosse da un celebre quadro delle collezioni civiche, Carosello nel cortile di palazzo Barberini in onore di Cristina di Svezia il 28 febbraio 1656. In occasione del quarto centenario della nascita di Cristina (1626–2026), i Musei Civici stanno lavorando con il mAInd lab dell’Università Politecnica delle Marche a un’animazione del dipinto che intende restituire l’atmosfera della festa barocca. “Noi sappiamo tutto di quell’evento: abbiamo la descrizione, conosciamo i costumi, la musica. È un’occasione per far rivivere qualcosa che il fisico da solo non può rendere”.
Welfare culturale: il museo fa stare meglio
C’è un’altra dimensione che la rete dei Musei Civici sta sviluppando ed è quella del museo come dispositivo generatore di benessere per la comunità. Questa correlazione è ormai dimostrata da una crescente letteratura scientifica che ha documentato il contributo delle attività culturali e artistiche alla salute psicofisica e alla cura a partire dal rapporto pubblicato nel 2019 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità [Fancourt, Daisy & Finn, Saoirse (2019). What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review]. A ottobre 2024 si è tenuta nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la giornata di studi Welfare culturale e Musei. Buone pratiche e nuove sinergie nella città di Roma, i cui atti sono confluiti in versione approfondita e ampliata nell’omonimo volume curato da Miarelli Mariani con Isabella Serafini, recentemente pubblicato. Il libro raccoglie esperienze e riflessioni su una pratica che, come sottolinea la direttrice, è ancora in fase di sperimentazione ma si sta strutturando. “In Italia c’è un’esperienza molto bella, Sciroppo di Teatro, che è partita in Emilia Romagna e che Pierpaola D’Alessandro, Vicedirettrice Generale Vicario di Roma Capitale, ha portato qui: i pediatri hanno la possibilità di “prescrivere” il teatro ai bambini e alle famiglie. Anche con i Musei Civici siamo impegnati su questo fronte ancora pionieristico ma che stiamo rafforzando stipulando protocolli con associazioni e ospedali. Abbiamo concluso un accordo con il Policlinico Gemelli per i pazienti oncologici, avremo una giornata dedicata ai Musei Capitolini con la ONDS (Organizzazione Nazionale Donne operate al Seno) ed è in costruzione un progetto sui disturbi alimentari con il Ministero della Salute. Palazzo Braschi ha accolto in questi giorni “Don’t Stop Me Now”, mostra fotografica dell’associazione Modelli si Nasce che coinvolge ragazzi autistici, e abbiamo dato il via al protocollo con l’Associazione Alzheimer Roma nella giornata di sensibilizzazione verso la malattia al Museo di Zoologia con visite guidate, percorsi di orientamento e screening cognitivi. Con l’associazione abbiamo fatto dei corsi di formazione con i nostri funzionari che condurranno una serie di visite, ma la visita è solo una parte di queste esperienze che sono studiate in modo diverso a seconda dei bisogni dei malati e delle caratteristiche delle patologie”. Il Museo di Zoologia è un altro dei siti che, secondo Miarelli Mariani, ha un grande potenziale. Nel 2024 qui aveva promosso un’affascinante esposizione, “Oltre lo spazio, oltre il tempo. Il sogno di Ulisse Aldrovandi” che univa sapere scientifico, arte contemporanea e frontiere della conoscenza sotto l’egida della figura del naturalista rinascimentale bolognese. “È un museo bellissimo con delle collezioni storiche che stiamo valorizzando insieme all’Università La Sapienza con un progetto PNRR. Presenteremo le prime due sale con un allestimento legato alla biodiversità e svincolato dalla classica vetrina con l’animale classificato, con una suggestione che ricorda la wunderkammer”.