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Nei musei di Vienna brilla l’Italia

Nei musei di Vienna brilla l’Italia

25 Maggio 2026

di Samantha De Martin


A marzo scorso il Kunsthistorisches Museum di Vienna (KHM) ha aperto ufficialmente l’anno dedicato all’Italia con un programma di mostre, dai capolavori degli Asburgo a Palazzo Cipolla (Roma) al Bernini pittore atteso a Vienna nelle rinnovate sale di Palazzo Lobkowitz.

C’è un filo che da Vienna travalica le Alpi per arrivare fino a Roma (passando da Trieste). Di marmo e pittura è la sua consistenza, a tessere un itinerario d’arte che intreccia pennelli fiamminghi e talenti d’Oltralpe alle creazioni dei maestri vedutisti di casa nostra, costruendo un ponte tra l’Austria e l’Italia.

A marzo il Kunsthistorisches Museum (KHM) ha aperto ufficialmente l’”Anno dell’Italia”, un articolato programma di mostre, riallestimenti e prestiti internazionali che ha visto volare i capolavori asburgici verso Sud, celebrando al tempo stesso l’arte del belpaese nei musei viennesi.

Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum

Roma chiama Vienna. E la città risponde con la bella mostra «Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum», il nuovo progetto espositivo in corso fino al 5 luglio presso Palazzo Cipolla.

Promossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM), con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma, l’esposizione, resa possibile anche grazie al contributo del gruppo Sella, porta per la prima volta in Italia oltre cinquanta capolavori dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum. Il percorso, a cura di Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM, corre attraverso quattro secoli di pittura europea, dal Rinascimento al Barocco.

C’è la raffinatezza dei tessuti e degli sguardi ad agganciare gli occhi dei visitatori, da «L’infanta Margherita in abito blu» di Diego Rodríguez de Silva y Velázquez al «Ritratto di una giovane donna» di Anthonis van Dyck o a «Giuditta con la testa di Oloferne» del Veronese.

L’architettura più nota di Antonio Cipolla, ex sede della Cassa di Risparmio di Roma, valorizza la disposizione dei capolavori dalle collezioni del Kunsthistorisches, originatesi soprattutto grazie alla secolare attività collezionistica del casato degli Asburgo.

Si percepisce come la pittura abbia costituito per gli Asburgo un mezzo di autorappresentazione politica, segno di autorità culturale e specchio di una famiglia regnante ramificata in tutta Europa.

Sfila Giuseppe Arcimboldo, habitué della corte praghese di Rodolfo II, con la sua allegorica personificazione dell’Inverno, e anche il fiammingo David Teniers il Giovane, al servizio dell’imperatore presso la corte di Bruxelles.

La riproduzione di una delle tante “camere delle meraviglie” – le Wunderkammer nate nel Rinascimento come luoghi di studio, contemplazione e rappresentanza, derivati dallo studiolo degli umanisti italiani – è una chicca. Le opere degli olandesi Gerard ter Borch, Gerard Dou, Jacob van Ruisdael e Juriaen van Streeck così come il lavoro dello scultore Hubert Gerhard e le produzioni della bottega Miseroni illustrano la stretta connessione tra pittura neerlandese e arte di corte di piccolo formato.

Le pennellate energiche di Pieter Aertsen restituiscono simpatiche scene contadine anticipando i ben più noti dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio come «La danza di contadini» conservata a Vienna.

Se Johannes Lingelbach, membro dei Bamboccianti romani, trasferisce in Italia le caratteristiche della pittura di genere neerlandese e olandese con scene popolari, talvolta caricate di messaggi morali, ambientate nel contesto romano, l’«Incoronazione di spine» di Caravaggio, realizzato proprio a Roma, commuove attraverso la rappresentazione di una delle raffigurazioni più intense della sofferenza di Cristo.

Ed ecco Tiziano Vecellio farsi spazio con il superbo «Marte, Venere e Amore», e Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto incantare con contributi che attestano il ruolo del colore come strumento della composizione pittorica. Ci sono Orazio Lomi Gentileschi («Riposo durante la fuga in Egitto») e Guido Cagnacci («Il suicidio di Cleopatra») a elaborare gli impulsi di Caravaggio, il cui naturalismo, sviluppato a Roma, dà origine a una nuova concezione di pittura.

Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna

L’omaggio di Vienna all’Italia ci guida verso Trieste dove il Castello di Miramare è, fino al 1° novembre, la cornice del percorso «Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna».

Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff, Michaela Hüttner curano la mostra che porta alle Scuderie la passione dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo per l’Antico Egitto. Oltre cento reperti raccontano la nascita e la storia della sua collezione di antichità, mentre si fa spazio una visione decisamente moderna del museo come patrimonio a beneficio della collettività.

Grazie alla collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna, una parte significativa della raccolta, trasferita a Vienna nel XIX secolo, torna eccezionalmente a Trieste, con un allestimento evocativo.

Il percorso ricostruisce le tappe della collezione di Massimiliano, dagli acquisti iniziali, nei primi anni Cinquanta dell’Ottocento, del primo nucleo di reperti da Anton von Laurin, già console generale ad Alessandria d’Egitto, alle missioni diplomatiche, dal progetto (mai realizzato) di un museo a Miramare al rocambolesco viaggio dei reperti tra Trieste, Messico e Vienna.

Canaletto e Bellotto, due vedutisti a Vienna

Ci si sposta a Vienna dove fino al 6 settembre due eminenti esponenti della pittura di vedute, i veneziani Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto e suo nipote e allievo Bernardo Bellotto, guidano l’agenda del Kunsthistorisches Museum.

«Le opere di Canaletto e Bellotto – spiega Jonathan Fine, direttore Generale del Kunsthistorisches Museum – mostrano un’Europa come spazio di incontro culturale, ben prima che il concetto di pubblico europeo si affermasse. Le loro vedute collegano città come Venezia, Dresda, Londra e Vienna attraverso la prospettiva di viaggiatori e collezionisti del XVIII secolo. La mostra illustra come l’arte sia diventata il linguaggio visivo di un ambiente esperienziale europeo condiviso: una cultura stimolante di scambio, ispirazione e curiosità verso altre città e società».

Si parte idealmente da Venezia per seguire Canaletto in Inghilterra e Bellotto a Vienna e Dresda, concentrandosi principalmente sull’esplorazione della veduta come genere pittorico.

«Le vedute urbane del XVIII secolo – commenta il curatore Mateusz Mayer – spesso percepite come rappresentazioni immediate, quasi fotografiche, della realtà, sono in realtà creazioni pittoriche accuratamente elaborate che offrono spunti rivelatori sul contesto sociale e politico dell’epoca in cui furono realizzate».

In mostra sfilano 32 dipinti, tra opere provenienti dal Kunsthistorisches Museum e prestiti eccezionali come la spettacolare veduta di Venezia di Canaletto «Il Bacino di San Marco da San Giorgio Maggiore» (1735/44) dalla Wallace Collection. Presenti anche dipinti londinesi di Canaletto, come «Londra: Il Tamigi nel giorno del Lord Mayor» (c. 1748), dalla Lobkowicz Collection, e «L’Abbazia di Westminster con una processione dei Cavalieri dell’Ordine del Bagno (1749)», dalla collezione del Decano e del Capitolo di Westminster. Esposti al pubblico austriaco per la prima volta in questa occasione, questi capolavori offrono una rara prospettiva sul rapporto artistico di Canaletto con la capitale inglese.

La mostra illumina anche sul soggiorno di Bellotto a Vienna, un periodo di straordinaria produttività creativa. Le sue vedute di grandi dimensioni del centro storico della città, provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum, sono state restaurate appositamente per la mostra. Grazie anche a importanti prestiti dalla collezione dei Principi del Liechtenstein, come «Il Palazzo dei Giardini del Liechtenstein a Vienna, visto dal Belvedere» (1759/60), queste vedute vengono presentate insieme, quasi nella loro interezza, per la prima volta dopo oltre vent’anni.

Bernini pittore nel “nuovo” Palazzo Lobkowitz

Il dialogo tra Vienna e l’Italia prosegue nella capitale austriaca nel segno della pittura. Palazzo Lobkowitz, il raffinato edificio barocco appartenente alla nobile omonima famiglia, che ospita oggi il Museo del Teatro, parte del Kunsthistorisches Museum, riaprirà i battenti a novembre 2026 dopo un restauro. E sempre a novembre proporrà una nuova esperienza per i visitatori incentrata sull’opera chiave di Gustav Klimt che qui trova casa. «Nuda Veritas» è una potente dichiarazione di impegno per la libertà artistica e la rottura di Klimt con le convenzioni del suo tempo. Un percorso inviterà a ripercorrere la Vienna del 1900 esponendo per la prima volta al Palais il dipinto originale di Klimt «Donna con sciarpa viola».

Nel frattempo il dipinto «Nuda Veritas» sarà eccezionalmente esposto a Villa Manin di Passariano di Codroipo (Udine) fino al 6 settembre, nell’ambito di una mostra nata dalla collaborazione tra il Kunsthistorisches Museum, Theatermuseum, Mondo Mostre e ERPaC (Ente regionale per il Patrimonio Culturale Friuli Venezia Giulia), a cura di Cäcilia Bischoff.

Sempre a Palazzo Lobkowitz un insolito Bernini pittore si potrà ammirare dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027 in occasione della mostra «Bernini. Pittore e scultore». Fulcro del percorso sarà un ritratto di vecchio del 1670, dalla propria collezione, attribuito prima ad autore ignoto e consacrato definitivamente all’artista. Oltre a presentare opere in prestito da musei internazionali, la mostra farà luce sui ritratti berniniani attraverso la scultura, la pittura, il disegno.

Cleopatra e Roma

L’anno dedicato all’Italia si chiude con un appuntamento dal sapore crime. Circa un secolo fa a Efeso un team di archeologi austriaci rinvenne un mausoleo contenente uno scheletro. La straordinaria scoperta archeologica effettuata in questo ottagono è il punto di partenza della mostra «Cleopatra e Roma», che dal 20 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 porterà nella Neue Hofburg del Kunsthistorisches Museum un avvincente viaggio nel tempo tra archeologia, storia e ricerca scientifica.

FOTO: Canaletto, «Venezia: Il Bacino di San Marco da San Giorgio Maggiore», 1735/44, Olio su tela, 188.9 x 129.2 cm, Londra, Wallace Collection, London © Wallace Collection, London, UK / Bridgeman Images.