di Maddalena Libertini
Una mostra nel capoluogo ligure mette in luce il peso che non solo il pittore toscano, ma anche la città hanno avuto nella nascita dei nuovi linguaggi artistici simbolisti e divisionisti nell’ultimo decennio dell’Ottocento.
La Genova in cui nel 1890 arriva dalla Toscana Plinio Nomellini è una città che vive una fase di intenso sviluppo economico, urbanistico e culturale. Trasformata nel disegno urbano con nuove direttrici e assi viari e in espansione verso la zona collinare per accogliere le residenze della ricca borghesia, dalla metà del secolo è in ripresa grazie a un gruppo di intraprendenti imprenditori e finanzieri e sotto la regia del barone Andrea Podestà, tre volte sindaco, l’ultima fino alla morte nel 1895. Via Roma, la galleria Giuseppe Mazzini, via XX Settembre, la prima stazione ferroviaria improntano la vita urbana a nuovi stili e costumi, mentre grazie alla cospicua donazione del nobile genovese Luigi Raffaele De Ferrari si sbloccano i lavori di ampliamento e rinnovamento del porto mirati ad adeguarne le strutture al ruolo di primo scalo nazionale per dimensioni e volume di traffico. Lo sprint industriale determina la crescita della classe operaia e delle conseguenti istanze sociali: nel 1892 viene fondato qui Partito dei Lavoratori Italiani, che l’anno dopo verrà ribattezzato Partito Socialista Italiano.
Ricompone il rapporto fondamentale tra il pittore livornese e la città in cui ha risieduto per dodici anni e in cui è diventato una figura di riferimento della scena artistica locale, la mostra “Ottocento al tramonto. Plinio Nomellini a Genova tra modernità e simbolismo” a Palazzo Nicolosio Lomellino fino al primo febbraio 2026. Curata da Agnese Marengo e Maurizio Romanengo, si inserisce nel palinsesto di iniziative “Ottocento Svelato. Racconti di musei e collezioni nella Genova del XIX secolo”, promosso dal Comune di Genova e coordinato da Leo Lecci.
L’artista e la città a cavallo tra Otto e Novecento
A 24 anni Plinio Nomellini, allievo talentuoso di Giovanni Fattori, al quale è legato da una solida amicizia, si trasferisce a Genova “attratto dal movimento continuo delle sue rive e del suo porto”, come scrive in una lettera a Telemaco Signorini. Il primo impatto è con la natura delle marine e con i panorami urbani sui quali sperimenta la stesura filamentosa dei colori improntata a una spiccata sensibilità per la luce. Dal punto di vista artistico nel periodo genovese avviene il definitivo superamento degli insegnamenti macchiaioli a favore della poetica divisionista e poi di quella simbolista. Attorno a lui si raccoglie il “circolo di Albaro”, un cenacolo di pittori e letterati e un laboratorio di innovazione artistica. E la sua presenza richiama qui dalla Toscana gli amici e colleghi Angelo Torchi e Giorgio Kiernek, mentre Pelizza da Volpedo era già a Genova quando Nomellini arriva.
Il soggiorno nel capoluogo ligure è per lui anche un momento di formazione di coscienza politica: i suoi quadri si orientano verso soggetti di matrice sociale. Si avvicina agli ambienti del socialismo rivoluzionario e nel 1894 viene arrestato, processato e detenuto per sei mesi per affiliazione ai gruppi anarchici. L’esperienza del carcere influenzerà anche la sua arte che in seguito si indirizzerà verso i toni più lirici simbolisti. Ne è un esempio Le lucciole, la tela scelta come manifesto della mostra.
Le 50 opere di Nomellini e di pittori a lui contemporanei – Fattori, Signorini Pelizza da Volpedo, Torchi, de Albertis –, molte delle quali provenienti da collezioni private e poco esposte in pubblico, sono organizzate in sette sezioni che ripercorrono cronologicamente i passaggi salienti di questa relazione tra l’artista, Genova e il suo ambiente socioculturale fino al ritorno in Versilia nel 1902.
Il legame con la città ligure non si interrompe dopo la partenza e si mantiene nella collaborazione tra arte e industria illuminata: per l’oleificio P. Sasso & figli di Oneglia Nomellini realizza manifesti pubblicitari e illustrazioni per la rivista “La Riviera Ligure” che, nata come bollettino aziendale con ricette e giochi, dal 1899 diventa una pubblicazione letteraria e artistica di primo piano.
Genova, fucina di modernità
Tra paesaggi, tele che ritraggono i lavoratori e quelle di stampo simbolista, Nomellini è protagonista di una stagione in cui Genova è un grande centro industriale e mercantile, una officina di cambiamenti sociali e un crocevia di artisti e intellettuali nel clima di fermento che investe a livello nazionale tutti gli ambiti della vita moderna. Se quindi il pittore ha un forte impatto, la città con il suo humus politico-culturale non è meno importante nella sua evoluzione artistica e personale. Nelle intenzioni dei curatori c’è la volontà di dare evidenza di come “Genova non sia solo scenario, ma parte viva della trasformazione di Nomellini”.
La mostra è quindi una tappa importante del programma “Ottocento Svelato”, che si propone con cinque mostre in altrettante sedi di far conoscere la rilevanza del capoluogo ligure sulla scena italiana ed europea in questo secolo. Un secondo “secolo d’oro”, meno noto, ha detto la sindaca Silvia Salis, ma non per questo meno degno di attenzione, ricerca e riscoperta.
“Ottocento al tramonto. Plinio Nomellini a Genova tra modernità e simbolismo” è realizzata con il sostegno, tra gli altri, di Fondazione Carige.