Boldini, De Nittis e gli altri tra impressionismo e Belle Époque

Boldini, De Nittis e gli altri tra impressionismo e Belle Époque

3 Aprile 2024

Ultima settimana per vedere al Castello di Novara la mostra sugli artisti italiani che conquistarono un posto d’onore nella Parigi a cavallo della fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

 

Nel 1867 Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini, separatamente, si recano a Parigi attratti dalla Esposizione Universale e ne sono conquistati. Per entrambi quel viaggio sarà il seme della stessa decisione, quella di trasferirsi a vivere nella capitale francese. Il pugliese De Nittis, cresciuto artisticamente a Napoli, lo farà immediatamente dopo, nel 1868, anno in cui incontrerà l’amata Léontine con la quale darà vita a una famiglia e a un animato salotto, ritrovo di intellettuali e artisti. Al ferrarese Boldini, stabilitosi professionalmente a Firenze, invece ci vorranno quattro anni, ma Parigi non potrà che essere il luogo d’elezione perfetto per la sua esuberante personalità. Avranno anche lo stesso mercante, Adolphe Goupil, scaltro commerciante che fece la sua fortuna prima di tutto ma a cui si deve anche quella di diversi artisti italiani, alcuni dei quali grazie a lui più famosi oltralpe che in patria.

Di loro racconta la mostra “Boldini, De Nittis et les Italiens de Paris” al castello di Novara, a cura della storica dell’arte Elisabetta Chiodini, organizzata da METS Percorsi d’Arte e realizzata grazie al sostegno di Banco BPM.

De Nittis e Boldini sono, infatti, solo i due condottieri di manipolo di pittori che vengono attratti dalla capitale del lusso, delle mode, e dell’arte sia per aggiornarsi sulle tendenze del momento, sia per affacciarsi al mercato internazionale, sia, anche, per far esperienza diretta del progresso, della modernità dinamica che la città incarna. Per dipanare la loro storia e gli esiti figurativi che ne scaturiscono, la mostra sceglie un allestimento cronologico e tematico suddividendo le novanta opere esposte in otto sezioni.

A Parigi convergono non solo artisti e collezionisti, ma anche i principali mercanti: oltre ai francesi, ci sono inglesi, tedeschi, olandesi a caccia di giovani talenti emergenti a cui offrire contratti di esclusiva. Goupil è uno dei più potenti e ambiziosi e legarsi a lui significa la garanzia di guadagni remunerativi ma anche sottostare alle sue pressanti richieste. Per affermarsi e per resistere su questa piazza bisogna, infatti, essere flessibili a piegarsi con più o meno sincera adesione ai gusti dell’alta società. Di questo rende conto la prima sezione della mostra che tiene insieme le diverse mode in voga negli anni settanta del XIX secolo: da quella neosettecentista sulla scia di pittori molto amati come Meissonier e Fortuny alle ambientazioni esotiche del Bosforo o ispirate alle giapponeserie. Molto apprezzato è anche il folklore italiano, qui rappresentato dalle tele dell’abruzzese Francesco Paolo Michetti e del toscano Telemaco Signorini.

La seconda sala si concentra sul parallelo tra i due principali protagonisti: De Nittis e Boldini. Molto li accomuna ma altrettanto li separa. De Nittis, di indole più insofferente al compromesso sulla sua arte, resiste con Goupil due anni e mezzo e se ne smarca andando a cercare a Londra altri compratori. Il successo che incontra anche oltremanica gli garantirà la stabilità per esplorare i propri mezzi con sicurezza e produrre capolavori come La lezione di pattinaggio. Boldini, invece, è più incline a adattarsi al registro del genere se questo gli porta la fama e il denaro che gli consentono di approfittare della effervescente vita della Ville Lumière. Se ne distaccherà quando il pubblico comincerà a stancarsi e potrà finalmente dedicarsi al ritratto che gli aprirà le porte dei salotti mondani e renderà la sua pittura iconica. Non senza però essere passato anche lui a Londra e aver tentato le vedute urbane in cui “il rivale” eccelleva. Il percorso espositivo dedica una sezione proprio alle due metropoli, affiancate nell’espressione della pulsante vita moderna, nelle strade, nelle piazze, nei parchi. Un altro affondo è riservato al tema dei nudi femminili illustrando le diverse sensibilità che si esprimono rispetto a questo soggetto.

Antonio Mancini, Federico Zandomeneghi, Vittorio Corcos sono gli altri tre artisti di indiscussa bravura che la mostra approfondisce e che tenteranno l’avventura parigina stabilendo una relazione con la città molto diversa. Mancini, giovane sensibile, schivo, ne sarà sopraffatto. Arriva ventenne per la prima volta nel 1875 per incontrare Goupil, anche se da qualche anno i suoi lavori avevano già iniziato a circolare sul mercato francese. I suoi scugnizzi dei bassi napoletani dall’aria triste, dipinti dal vero, senza disegni o studi preliminari, con un realismo empatico, non sono pienamente in sintonia con i gusti dell’élite altoborghese, e la sua personalità afflitta da disturbi depressivi lo porta nel 1877 ad abbandonare la città e tornare in Italia. Fatica a integrarsi nel sistema commerciale dell’arte anche Federico Zandomeneghi, che per mantenersi a Parigi, lavora come figurinista di una rivista di moda femminile. Giunto a 33 anni nel 1875 per un breve viaggio di studio, si inserisce invece pienamente nell’ambiente artistico d’avanguardia partecipando nel 1879 alla quarta collettiva degli Impressionisti, invitato da Degas. Animato da grande libertà creativa e spirito di ricerca, riuscirà a mantenersi indipendente da contratti con mercanti d’arte fino al 1894, quando capitolerà per esigenze economiche. Rimarrà a vivere a Parigi fino alla morte nel 1917. Il livornese Corcos arriva per ultimo solo nel 1880. Ha 21 anni e molta intraprendenza, si presenta a casa di De Nittis senza essere introdotto e, grazie a questa frequentazione, intesse i giusti contatti per avviare la sua carriera. In breve entra nella squadra della Maison Goupil e diventa habitué dei luoghi alla moda e del bel mondo parigino. Rientra a Livorno nel 1886 ma non mancherà di tornare nella capitale francese più volte. Se a De Nittis, che ammira sinceramente, deve i suoi esordi, è con Boldini che Corcos sente una familiarità artistica e forse caratteriale. In questo periodo scoprirà, infatti, la sua vena di ritrattista mondano che ne farà uno dei più ricercati nelle corti europee. E proprio con i ritratti delle nobildonne, dei gentiluomini, delle attrici in eleganti abiti da sera dei due pittori italiani si conclude la mostra, arrivando al Novecento e a quella manciata di anni della Belle Époque, destinata a sfavillare prima di spegnersi nel turbine della Storia.

 

 

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