Dalla giostra al videogame: l’industria del gioco nella società dell’immagine

Dalla giostra al videogame: l’industria del gioco nella società dell’immagine

6 Novembre 2023

GAME, l’edizione 2023 della biennale Foto/Industria, affronta il tema del gioco con un ampio palinsesto espositivo di fotografi affermati e artisti emergenti. A Bologna fino al 26 novembre 2023, la rassegna promossa dalla Fondazione MAST si snoda in diversi luoghi urbani con un virtuoso esempio di collaborazione pubblico-privato.

 

12 mostre, di cui 11 personali e 1 collettiva, 10 sedi in tutta la città di Bologna, per la VI edizione della biennale Foto/Industria, nel 10mo anniversario della Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) del Gruppo Coesia di Isabella Seràgnoli che festeggia quest’anno i 100 anni della società G.D da cui nel 1923 è partita la storia del gruppo. Numeri che raccontano di una imprenditoria illuminata che ha scelto il medium della fotografia per una ricognizione sulla cultura del lavoro (e, di conseguenza, sul lavoro della cultura). E in questa indagine ha coinvolto, accanto alle istituzioni museali pubbliche, altri interlocutori privati tra cui la maggiore rappresentanza è quella di banche e fondazioni di origine bancarie: Mediobanca è partner dell’iniziativa; Fondazione Carisbo, Unicredit e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna ospitano nelle loro sedi tre esposizioni.
È importante ricordare che Foto/Industria è l’unica biennale al mondo che si occupa di fotografia dell’industria e del lavoro. Dal 2013 a oggi ha portato a Bologna lo sguardo di artisti della fotografia sul mondo dell’impresa con retrospettive di grandi autori, progetti specifici e raccolte corporate, mescolando epoche, linguaggi estetici e generi. In questi anni ha preso in esame il comparto del cibo e quello della costruzione, l’intero ciclo della produzione, l’approccio di grandi maestri alle committenze di azienda. La sesta edizione ha come tema GAME, l’industria del gioco (18 ottobre – 26 novembre 2023), un settore di grandi dimensioni e con applicazioni eterogenee, che segue i cambiamenti delle abitudini e delle tendenze sociali e che è spesso un ambito di sperimentazione di innovazioni tecnologiche.
È “il fondamento di un’economia capace di sorreggere intere comunità locali in ogni angolo del mondo, dal distretto delle giostre dell’Alto Polesine ai luna park di Coney Island, – ricorda nel catalogo il direttore artistico di Foto/Industria, Francesco Zanot – fino allo straordinario successo dei videogame, il cui fatturato globale è stimato attualmente oltre i 250 miliardi di dollari”.
Da lungo tempo non più territorio privilegiato dell’infanzia, il gioco implica esplorazioni di senso che si ramificano in molteplici direzioni. Il gioco rivela il significato che un collettivo attribuisce allo svago, all’intrattenimento, al tempo libero, ovvero una sfera in cui il comportamento umano è teoricamente libero di esprimersi secondo parametri diversi da quelli che regolano il resto della vita quotidiana. Di contro è proprio nella simulazione del gioco che si può fare esperienza di dinamiche e di pulsioni che nella realtà possono risultare molto più difficili da affrontare. I giochi sono spazi di incontro tra generazioni diverse che condividono, talvolta sorprendentemente, la stessa attività ludica; occasioni di inversioni dei ruoli; momenti di riunione familiare ed esperimenti di socialità. I giochi possono essere espressioni di fantasie e proiezioni e, anche, manifestazioni di desideri di fuga dalla realtà o persino di isolamento.
Centrata sulla mostra presso il centro culturale MAST “Visual Spaces of Today” di Andreas Gursky, la prima personale in Italia del fotografo tedesco, la Biennale Foto/Industria 2023 poi si dipana negli altri luoghi della città.
In particolare, Casa Saraceni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna accoglie “Berlin Funfair”, una selezione di fotografie realizzate da Heinrich Zille tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che mettono in scena la dimensione del parco divertimento. Scoperte 37 anni dopo la morte dell’autore, nel 1966, le immagini in B/N di Zille anticipano la street photography, cogliendo l’eccitazione delle attrazioni della fiera insieme con il dietro le quinte delle vetture di giostrai e teatranti e dei rifiuti calpestati dai passanti. Il luna park di Berlino è il palcoscenico dell’euforia dei bambini ma anche dell’esibizione sociale degli adulti, del bisogno di spensieratezza in un’epoca di crescita e di industrializzazione, un luogo di sospensione dall’incombenza del quotidiano.
A Palazzo Magnani di Unicredit, la dimensione spaziale diventa temporale con “Carlo e Luciana” di Erik Kessels. Il tempo è quello della vacanza di due coniugi di Vignola, nella provincia di Modena, che nei decenni hanno viaggiato in tutto il mondo ritraendosi a vicenda nello stesso punto, con lo stesso fondale, in una sorta di gioco condiviso in cui si scambiavano i ruoli tra fotografo e fotografato. I loro scatti sono diventati il diciassettesimo capitolo della serie “In almost every picture” dell’artista olandese che, seguendo un principio di ecologia delle immagini, riusa foto preesistenti selezionandole secondo una logica di ricorrenza del soggetto.
Danielle “Ebonix” Udogaranya, infine, sconfina nella dimensione virtuale. In “Seeing me, seeing you, seeing us”, a Palazzo Paltroni della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, si possono vedere gli avatar che la content creator, consulente DE&I nel campo del gaming e artista 3D ha creato per il celebre videogioco di simulazione di vita The Sims 4. “Ebonix” combatte gli stereotipi di genere, etnia, età e aspetto fisico che si replicano in questo universo digitale, nonostante una delle maggiori attrattive del gioco stia proprio nel poter riscrivere la propria identità. Grazie al suo intervento di attivismo e inclusività, The Sims ha integrato oltre 100 nuovi toni della pelle e capigliature afro.

Gli appuntamenti della biennale prevedono anche un programma di talk, proiezioni, presentazioni e workshop per il pubblico.

(Immagine di copertina: Heinrich Zille, “Senza titolo (Giostra)”, 1900. Courtesy of Berlinische Galerie – Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur)

 

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