De Nittis, un italiano a Parigi

De Nittis, un italiano a Parigi

2 Aprile 2024

di Maddalena Libertini

A Milano fino al 30 giugno una retrospettiva dedicata al pittore di Barletta che, alla fine dell’Ottocento, ha saputo conquistare la Ville Lumière e Londra e immortalare la vivacità della scena urbana a lui contemporanea.

 

 

Visitando la mostra “De Nittis pittore della modernità” è inevitabile chiedersi cosa avrebbe fatto Giuseppe De Nittis della sua arte, dove lo avrebbe condotto la sua traiettoria creativa se fosse vissuto oltre i 38 anni. Quando morì all’improvviso nel 1884, era un artista famoso, inserito nel jet set parigino, accolto nei principali salotti della città, insignito della Legion d’Onore e della medaglia d’oro all’Esposizione Universale del 1878. Fu sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise con un epitaffio di Alexandre Dumas figlio: “Qui giace il pittore Giuseppe de Nittis morto a 38 anni. In piena giovinezza. In pieno amore. In piena gloria. Come gli eroi e i semidei”.

Ma non era stato solo il grande successo commerciale o la personalità amabile o le frequentazioni di intellettuali e scrittori ad aver decretato la fama del pittore originario di Barletta, giunto nella capitale francese a 21 anni e divenuto nel giro di un decennio “plus parisien que tous le parisiens”. Quello che mette in luce la mostra a Palazzo Reale a Milano, curata da Fernando Mazzocca e Paola Zatti e realizzata grazie a BPER Banca, non si esaurisce nemmeno nella sola indiscutibile bravura tecnica, in particolare nel pastello. Dalle circa 90 opere esposte De Nittis emerge come un protagonista della scena artistica internazionale capace di captare le energie in fermento intorno a lui e trasmutarle nella sua arte: sia quando si tratta di catturare l’essenza vibrante della nuova vita urbana, con i suoi riti, i suoi personaggi, i suoi luoghi; sia quando significa sondare una pittura nuova che scardina i generi e le regole accademiche. È attento e curioso di ciò che lo circonda, delle ricerche dei suoi contemporanei, delle influenze in circolazione, come la fotografia o il gusto del Giappone, che amalgama con la formazione italiana, guadagnandosi la stima e l’amicizia di Manet, Degas, Caillebotte, e l’invito nel 1874 a partecipare alla prima mostra degli impressionisti nello studio di Nadar, pur non aderendo al gruppo.

In 11 sezioni la retrospettiva milanese traccia i principali temi e snodi della carriera di Peppino De Nittis, dagli esordi con la scuola di Resina, il gruppo di artisti che nella campagna napoletana sperimentavano la pittura di paesaggio en plein air, consci della lezione dei Macchiaioli toscani, fino agli ultimi lavori come la Colazione in giardino del 1884, che proprio quella lezione recuperava e rielaborava con la maturità di venti anni di esperienza. Ci sono poi le note vedute urbane, tra cui la celebre La place de Pyramides (1875), in cui la scena è dominata dai ponteggi di un grande edificio in costruzione, mentre in basso scorre il via vai frenetico di persone e veicoli; le passeggiate al Bois de Boulogne; lo svago mondano delle corse all’ippodromo. Ci sono i quadri londinesi, che segnano una stagione felice di lavoro grazie al sostegno del banchiere Kaye Knowles, uno dei suoi più convinti mecenati e artefici della sua fortuna. Ci sono le opere, tra le più affascinanti della mostra, che manifestano il contatto con l’arte giapponese di cui compaiono gli ori, i graficismi, le suggestioni tecniche, e anche gli oggetti, come il bellissimo Il kimono color arancio (1883-84). Una costante della sua arte, che pure evolve nel tempo, è la resa delle diverse qualità atmosferiche: Effetto di brina, Effetto di neve, Sole pallido sono alcuni titoli di sue opere, perché aria, luce e cielo hanno un ruolo importante nei suoi quadri, quasi al pari delle figure umane. Esempi emblematici sono L’eruzione del Vesuvio (1872) e le tele prodotte a Parigi in occasione dell’eccezionale nevicata dell’inverno 1874-75, in cui indulge nel virtuosismo della gamma cromatica dei bianchi in contrasto con i colori scuri degli abiti delle persone. L’altro aspetto molto commentato dalla critica è quello dei tagli visivi delle composizioni – fughe in diagonale, punti di vista ravvicinati, ardite vedute di scorcio, inquadrature originali –, che sembrano essere presi a prestito dai procedimenti fotografici. Con la fotografia la pittura di De Nittis ha in comune anche i soggetti e la restituzione di un senso di realtà e vitalità della scena e forse, come sottolinea Fernando Mazzocca, l’uso di dissolvenze e messe a fuoco. Particolarmente suggestivi, in questo senso, gli studi con l’effetto di non finito, le pennellate mosse, le silhouette accennate che si contrappongono a quelle precise e nitide del quadro.

De Nittis si applica anche allo studio degli effetti della luce artificiale in interni che dà vita alle raffinate rappresentazioni dei salotti aristocratici illuminate da candele o lampade a gas. Una produzione che, insieme alle raffigurazioni dal vero della metropoli moderna e ai ritratti, spesso femminili e spesso di sua moglie Léontine, gli fa attribuire la reputazione di “pittore dell’eleganza di oggi” e “pittore delle parigine”. Condivide questa fama con un altro italiano che negli stessi anni interpreta magistralmente lo spirito effervescente della Ville Lumière, Giovanni Boldini. Ai due pittori e agli altri artisti italiani che nella capitale francese trovano la strada dell’affermazione nel mercato internazionale è dedicata una mostra complementare in corso al Castello di Novara, “Boldini, De Nittis et les Italiens de Paris”.

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