L’emozione di guardare l’arte nelle fotografie di Alex Trusty

L’emozione di guardare l’arte nelle fotografie di Alex Trusty

18 Marzo 2024

Un giro del mondo nei principali e più affascinanti musei internazionali restando a Milano nelle sale di Palazzo Reale. In scena il rapporto tra l’opera d’arte e il visitatore.

 

Si potrebbe definire una ‘metamostra’ Contemporary Museum Watching di Alex Trusty, a cura di Luciano Bolzoni: 62 scatti che catturano le diverse variazioni sul tema dell’esperienza di essere spettatori dell’arte. Protagonisti delle fotografie le opere, il pubblico e anche i luoghi: ciò che è guardato, chi guarda e anche lo spazio in cui si guarda perché, come diceva Elliott Erwitt, “Tutti i musei hanno una personalità. Alcuni sono intimi e accoglienti, altri sono vasti e impenetrabili. Alcuni sono aggressivi e super moderni senza nessun altro scopo se non quello di attirare l’attenzione”.
A partire dal titolo, l’ispirazione esplicitamente dichiarata di Contemporary Museum Watching sta proprio nel lavoro di Erwitt, raccolto nel libro pubblicato dal grande fotografo Magnum nel 1999. Dagli anni cinquanta ha colto in un raffinatissimo bianco e nero le reazioni delle persone che fruiscono e interagiscono con le opere d’arte e gli spazi espositivi, concedendosi spesso di colorarle con un tocco della sua “gentile ironia”.
Complici i social, le necessità di comunicazione e di autorappresentazione dei musei hanno favorito la diffusione di questo tipo di immagini proprio sui loro profili istituzionali per alimentare il loro storytelling. E anche i visitatori, oramai abituati a filtrare il mondo attraverso la camera del telefono, non disdegnano questo tipo di soggetto, arrivando quasi a creare un genere e hashtag dedicati per i loro post (#peoplewatchingart, #artwatchers, #artwatcherlover, eccetera).
Alessandro Fidato, in arte Alex Trusty, ha lavorato su questo immaginario dello spettatore in contemplazione per quasi dieci anni (2015-2023) recandosi in oltre 80 musei in Italia e all’estero. La selezione delle fotografie presentate nelle eleganti sale dell’Appartamento dei Principi, recentemente riallestito, ne passa in rassegna le diverse sfaccettature. Prima di tutto, quella dello spettatore immerso nella visione ravvicinata di un quadro. In questo caso la persona è di spalle e il fotografo può solo immaginare le regole dell’attrazione che si sono innescate, cosa la trattenga in quella esperienza intima e immersiva. Non ne vediamo le espressioni, ma vediamo l’oggetto che le ha provocate e siamo indotti in un meccanismo di immedesimazione. A volte invece, lo sguardo è più furtivo, agganciato casualmente mentre il visitatore attraversa la sala del museo: qualcosa attira la sua attenzione, lo richiama un dettaglio, un particolare inaspettato. Lo spettatore diventa sempre parte integrante della composizione in un gioco di associazioni, consonanze, contasti, relazioni di forme e colori: è il caso della massa di capelli fulvi della persona che guarda la Pietà di Giovanni Bellini alla Pinacoteca di Brera o della giovane al Musée d’Orsay accostata a un ritratto femminile di Renoir o, ancora, della donna nella stanza degli impressionisti al MET di New York, che inconsapevolmente assume la stessa posizione della ballerina di Degas in primo piano. I visitatori possono diventare solo sagome scure, ombre nel buio della sala, o essere messi a confronto con l’ambiente, la scala dello spazio può sovrastarli o dialogare con loro. L’architettura entra a pieno diritto nelle foto di Trusty, quella storica di luoghi emblematici come i Musei Vaticani, Palazzo Te o la Galleria Borghese, quella contemporanea che con un po’ di esibizionismo chiede di essere vista al pari di ciò che contiene. Icone della modernità come il Guggenheim e il Pompidou, i contenitori neutri dei white cubes: i musei sono insieme scenografie e attori dello spettacolo dell’arte. Viceversa, grandi superfici vetrate possono diventare cornici che inquadrano l’esterno, come il panorama delle Dolomiti dal Lumen di Bolzano o il Duomo di Milano dal palazzo dell’Arengario del Museo del Novecento. C’è poi la performance sociale: la folla accalcata al Louvre davanti alla Gioconda o in laica processione tra le sale; i bambini stanchi; la visita guidata; la persona che si mette in posa divertendosi a imitare la scultura accanto a lei; quelle che immagazzinano nella galleria di immagini dello smartphone le opere per portale a casa con loro. E con un bizzarro cortocircuito tra il guardare e l’essere visti, visitando Contemporary Museum Watching, non si può non avere la sensazione di entrare a farne parte e che potremmo essere il soggetto di una delle foto che ci troviamo davanti.

La mostra, patrocinata dalla Fondazione Cariplo, è visitabile a ingresso gratuito fino al 1° aprile 2024.

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