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A Cortona On the Move il Belpaese non è da cartolina

A Cortona On the Move il Belpaese non è da cartolina

27 Luglio 2026

di Maddalena Libertini

L’edizione 2026 del festival internazionale di fotografia si affida alla chiave del paesaggio, inteso in senso lato, per mappare un’Italia che va oltre gli stereotipi: un Grand Tour contemporaneo in 33 mostre con un progetto originale realizzato per l’occasione e commissionato da Intesa Sanpaolo e Fondazione CR Firenze.

L’idea moderna di paesaggio si configura nel XVI secolo con l’invenzione del termine francese “paysage” riferito alla pittura, che arriva nell’italiano in una lettera del 1552 di Tiziano Vecellio riferita a un suo dipinto. Il Rinascimento è anche la stagione in cui, grazie alla stampa, si diffonde la cartografia, strumento di conoscenza e di governo del territorio che contribuisce a codificare gnoseologicamente il rapporto tra l’uomo e lo spazio. È poi alla fine del Settecento con lo studioso, esploratore e naturalista Alexander von Humboldt che il paesaggio approda definitivamente all’ambito scientifico stabilendo le basi disciplinari della geografia. Parallelamente, in quel secolo e nel successivo esprime anche una categoria sentimentale dell’animo ed è una delle attrazioni che rendono l’Italia la destinazione principale del Grand Tour. Nel Novecento si formalizza l’accezione di paesaggio come documento storico che tiene traccia delle trasformazioni naturali e degli interventi antropici, risultato di un insieme complesso di fenomeni economici, politici e sociali. Fotografare il paesaggio significa, quindi, attraversare la stratificazione di tutte queste semantiche e testare dialetticamente la nostra relazione con ciò che ci circonda. Lo fa la sedicesima edizione del festival Cortona On The Move con un programma di 33 mostre in corso dal 16 luglio al primo novembre. La nuova direttrice artistica Renata Ferri ha scelto come tema conduttore “Beautiful Country”: dopo Goethe e Ghirri, un contemporaneo “Viaggio in Italia” tra meraviglia e disincanto descritto attraverso lo sguardo di artisti ed artiste italiani e internazionali sul Belpaese. Un affresco volutamente imperfetto, frammentario e plurale che include una committenza originale, Peninsula, ideata da Renata Ferri e prodotta in partnership con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze. Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia sono anche main partner di tutto il Festival.

“Confermiamo con convinzione la nostra presenza a fianco del Festival di Cortona, dando continuità a un percorso iniziato ormai quasi 10 anni fa. In questa edizione partecipiamo insieme alla Fondazione CR Firenze al progetto speciale Peninsula dedicato all’Italia e al suo paesaggio, con fotografie inedite accolte nella Fortezza del Girifalco, in spazi suggestivi recentemente restaurati, grazie a un nostro sostegno in Art bonus. Anche in questa occasione, la Banca è impegnata nella promozione di iniziative di valore, rinnovando il sostegno a un festival che dimostra come la fotografia sia necessaria per affrontare i principali temi di attualità”, ha dichiarato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo.

Nel programma 2026 l’Italia si mette in mostra

In pittura l’Agro romano è l’esempio paradigmatico dell’invenzione di un paesaggio italiano che ha avuto una reiterata fortuna: a lungo zona malarica e paludosa, popolata da greggi, è stata trasformata dagli artisti da Poussin in poi in un luogo incantato, un immaginario di bellezza capace di caricarsi di armonia e di contrasti. Nelle fotografie di Joel Sternfeld, confluite nel progetto Campagna Romana. The Countryside Of Ancient Rome (1992), le vestigia antiche e la natura selvatica devono far posto a un terzo interlocutore: la città che cresce e si insinua conquistando metri quadrati e ribaltando le gerarchie. Natura e rovina finiscono per essere contingentate da recinzioni, assediate dai palazzi che incombono sullo sfondo, inglobate come presenze silenziose e ordinarie del quotidiano. Il lavoro di Sternfeld sovrappone un ulteriore strato di tempo che è già memoria rispetto al presente mettendoci di fronte all’accettazione della convivenza disequilibrata di epoche, testimonianze, civiltà. In una direzione diversa, ma forse complementare, si rivolge la ricerca di Candida Höfer che punta il suo obiettivo verso la Perfetta Bellezza degli interni sontuosi di musei, teatri, biblioteche del nostro Paese. La storia e la cultura si presentano sotto forma di spazi del patrimonio artistico e architettonico da preservare il più possibile intatti. La loro magnificenza esprime la volontà ostinata della conservazione ed è inquadrata nelle grandi immagini di Höfer con il rigore della prospettiva centrale. Privati di ogni presenza umana, questi spazi appaiono fissati in una staticità sospesa e immutabile. Höfer e Sternfeld sono solo due dei maestri riconosciuti della fotografia inseriti nel programma di Cortona On The Move 2026: tra gli altri, il lavoro di Gabriele Basilico sulla periferia milanese è stato oggetto di un confronto generazionale con quello di Angelo Leonardo, di mezzo secolo più giovane, che pure ha preso in esame le aree marginali della metropoli lombarda. Un altro dialogo a distanza è quello tra la Stromboli del set di Rossellini fotografato da Federico Patellani nel 1949 e quella abitata oggi da Chiara Indelicato. Nel palinsesto del festival ci sono paesaggi notturni di Luca Campigotto, verosimili di Botto&Bruno, sommersi di Silvia Camporesi, trasfigurati di Biasiucci, astronomici di Mattia Balsamini e Raffaele Panizza, digitali di Federica Sasso, on the road di Ivan Carozzi e Giulia Mangione, antropologici di Mattia Zoppellaro e Chiara Fossati, umanitari di Francesco Anselmi e politici di Marco P. Valli e Luca Santese. C’è il contributo prezioso di chi viene da fuori e si accosta con sensibilità diverse a quello che pensiamo di conoscere: l’Italian Story dell’italo-americana Andrea Modica; le Failed Postcards from Napoli della canadese Kourtney Roy; la Sonata e la Tombola, rispettivamente, degli statunitensi Aaron Schuman e Jason Fulford. Yago Soria Díaz va In cerca del lupo e del santo nelle foreste del Casentino; Steffi Reimers esplora le Guilty Grounds (Terre colpevoli) della Calabria, testimoni dei crimini della ’Ndrangheta; Sohei Nishino combina i ricordi fotografici in mappe dioramiche impostate sull’elemento acquatico; nei costumi delle feste tradizionali de Gli Isolani di Alys Tomlinson il folklore conserva la dimensione fantastica del mito. Si spingono sulla soglia tra sacro e profano anche gli ex voto di Paolo Ventura che li colora di una vena surreale. Il collettivo Fotoromanzo Italiano presenta A casa di Italo, Paola Di Bello Video-Stadio, Fabrizio Vatieri Gino Severini, versione estesa, mentre dai reperti della nostra cultura visiva emergono i Paparazzi. Tre progetti rimandano alle vacanze come fenomeno di massa: le Oasi di Sosta dell’Archivio ENI, la spiaggia colonizzata dai “lidipuziani” di Moira Ricci e i riti orgiastici dell’Overtourism di Alessandro Toscano.

Peninsula, itinerario italiano

Tra gli effetti parossistici dell’overtourism c’è il pellegrinaggio di grandi flussi verso le stesse destinazioni instagrammabili con un’iperproduzione di immagini identiche, paragonabili a sfondi oggi facilmente replicabili con l’AI. Al frastuono di queste cartoline digitali, Renata Ferri contrappone la fotografia come strumento analitico per riappropriarsi di sguardi che si sottraggono allo stereotipo e propongono visioni alternative dell’Italia e del suo paesaggio. Questo compito è stato affidato a dieci artiste e artisti – Arianna Arcara, Fabio Barile, Marina Caneve, Federico Clavarino, Matteo De Mayda, Giorgio Di Noto, Alessandro Imbriaco, Rachele Maistrello, Giulia Parlato, Giovanna Silva – riuniti in Peninsula. A tenerli insieme in questa produzione originale per il festival è l’approccio trasversale al soggetto che in alcuni casi ricorre a riferimenti letterari, storici o scientifici, adotta accenni poetici o si concentra sul dettaglio, coniuga la solidità dell’architettura e l’inafferrabilità dell’elemento atmosferico in una possibile declinazione metafisica. Una mostra collettiva che, mentre si sposta sul territorio italiano dal Nord al Sud, interroga l’evoluzione del paesaggio della penisola come dispositivo interpretativo dell’identità contemporanea e dell’immaginario che si è plasmato nel tempo. La città, la spiaggia, lo scavo archeologico, la grotta sotterranea, la laguna sono luoghi che riconosciamo e in cui ci riconosciamo perché li abbiamo introiettati e forse per questo ci siamo distratti e abbiamo smesso di vederli. Forse li abbiamo trascurati e non ci siamo accorti di come sono cambiati. Ecco perché le opere di Peninsula possono sembrare delle rivelazioni, accessi a significati inediti di un racconto che ci appartiene.

FOTO: Vista dal Vesuvio III, 2025 da Failed postcards from Napoli di Kourtney Roy.