di Maddalena Libertini
Con il recupero di Palazzo Farinosi Branconio, danneggiato dal sisma del 2009, BPER Banca restituisce alla città un edificio storico e la sua collezione d’arte, trasformandolo in spazio aperto per la comunità.
Il nome della famiglia Branconio dell’Aquila è legato a due palazzi, uno perduto per sempre e un altro che invece, dopo un evento tragico e disastroso, dal 3 settembre inizierà una nuova vita come sede museale de La Galleria BPER. Il primo si trovava a Roma e fu progettato da Raffaello all’inizio del Cinquecento per Giovan Battista Branconio, influente personaggio della corte papale, prima sotto Giulio II e poi con Leone X. Lo stretto legame con i due pontefici si evince anche dallo stemma di famiglia inventato inglobandone gli attributi araldici: la quercia dei della Rovere e le palle dei Medici. Della residenza situata a Borgo, demolita per la costruzione dell’emiciclo di piazza San Pietro, restano alcune raffigurazioni della facciata che hanno tramandato la memoria delle innovazioni introdotte da Raffaello al modello del palazzo romano.
La seconda dimora si trova nella città di origine della famiglia, L’Aquila, ed è legata a Girolamo Branconio. Tra la fine del XVI secolo e l’inizio del successivo aveva dato avvio alla riconfigurazione dei fabbricati che insistevano su piazza San Silvestro in un complesso organico con ambienti interni affrescati, tra cui la Sala di San Clemente, considerata dagli studiosi uno dei vertici della pittura abruzzese. Denominato “Farinosi Branconi” con Regio Decreto dal 1874, l’edificio ha attraversato diversi cambiamenti di destinazione d’uso: caserma, scuola, e sede della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, a cui Giulio Farinosi Branconi lo cedette nella seconda metà del Novecento. Per un breve periodo, nei primi anni Duemila, ha ospitato anche la presidenza della Giunta regionale. Nei secoli ha subito ripetute vicissitudini legate agli eventi sismici fino a quelle rovinose del terremoto del 6 aprile 2009, che ha inflitto gravi danni alle strutture ma ancor di più agli apparati decorativi: stucchi, soffitti lignei e, soprattutto, i cicli di affreschi delle sale interne.
Arriva ora la riapertura ufficiale dopo un lungo e meticoloso intervento di recupero e restauro condotto da BPER Banca che permette di restituire il palazzo alla città in una nuova veste, quella di Polo Culturale dell’Aquila de La Galleria BPER con un percorso espositivo dedicato all’arte del Centro e Sud Italia. Con un rush finale per terminare i lavori in un anno speciale per il capoluogo abruzzese, quello di Capitale Italiana della Cultura 2026.
Ha dichiarato Fabio Cerchiai, Presidente di BPER: “Siamo orgogliosi di riconsegnare uno degli edifici più rappresentativi della città alla sua comunità, dopo un importante intervento di recupero, restauro e rifunzionalizzazione, unitamente a un percorso espositivo che mette in dialogo il patrimonio artistico della Banca con la storia del territorio abruzzese. È un esempio concreto di come BPER interpreti il proprio rapporto con i territori, attraverso la presenza e il sostegno alle comunità e la valorizzazione di ciò che la nostra storia ci ha consegnato”.
A guidare il progetto di Palazzo Farinosi Branconi, e in generale quello dei Poli Culturali de La Galleria BPER (https://eculturadavivere.it/news/con-due-nuove-sedi-la-galleria-bper-si-moltiplica-in-italia), è un principio di accessibilità e fruibilità delle sedi storiche e della collezione corporate di BPER Banca. In questa ottica la riapertura del palazzo aquilano non è solo il recupero di uno dei capisaldi delle vicende storiche e artistiche della città ma la nascita di un nuovo presidio culturale a disposizione della collettività. Un obiettivo che, ha sottolineato Cerchiai, si raggiunge insieme, come dimostrano il protocollo d’intesa siglato con Fondazione Carispaq e il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila e la presenza all’inaugurazione del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, del vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, del presidente dell’Associazione Civita, Gianni Letta, oltre che, appunto, del presidente della Fondazione Carispaq, Fabrizio Marinelli, e del rettore Fabio Graziosi. Una infrastruttura culturale viva che ospiterà diverse iniziative, dalle attività didattiche per le scuole di ogni ordine e grado, al programma di ARTalk tematici, alle visite guidate, alla collaborazione con altre realtà operanti in città. Due sono i perni dell’intervento nel palazzo: il primo è il restauro degli apparati decorativi che ha il suo climax in quello ancora in corso nella Sala di San Clemente. Crollate a terra o distaccate d’urgenza dalle pareti dopo il sisma del 2009 per evitarne la dispersione e consentire il consolidamento delle murature, le migliaia di frammenti degli affreschi sono state ricomposte in pannelli che verranno progressivamente ricollocati in situ su un supporto in carbonio e un sistema di elementi magnetici in modo poterli mettere in salvo in caso di eventuali nuovi incidenti. Una porzione del ciclo è già stata ripristinata ed è visibile in un angolo della sala ma l’effetto del restauro completato sarà certamente emozionante. Il secondo è l’allestimento del nuovo museo che è tornato ad accogliere una parte della raccolta della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila. Il percorso permanente al piano nobile “Scrigno di memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione”, curato da Michele Maccherini e Luca Pezzuto, è stato potenziato attingendo ai nuclei collezionistici di BPER Banca per ridisegnare i legami tra la cultura figurativa abruzzese e i principali centri artistici italiani, in particolare Napoli. “Il territorio aquilano – ha detto Sabrina Bianchi, responsabile Patrimonio Culturale de La Galleria BPER – non è stato mai un territorio di periferia. È sempre stato collegato con Roma, Napoli, il resto d’Italia e tutte le opere inserite nel percorso espositivo ne danno evidenza”. Bianchi ha anche ricordato che tutti i quadri sono stati restaurati e riportati al loro massimo splendore. E risplende il fondo dorato della bellissima tavola di Cola dell’Amatrice, Madonna con il bambino tra i santi Pietro, Gennaro e Francesco (1512) che apre l’allestimento, così come quello dell’opera che scenograficamente lo chiude, dipinta dal Maestro dei Polittici Crivelleschi nell’ultimo quarto del XV secolo. Incastonate tra questi due esempi di maestri di area abruzzese, ci sono, tra le altre, le tele di Luca Giordano, Mattia Preti, Salvator Rosa. Nelle sale dell’ampliamento settecentesco del palazzo si dà spazio alle evoluzioni di Otto e Novecento e ad altri due protagonisti della scena regionale e nazionale, Teofilo Patini e Francesco Paolo Michetti: il primo rivolto ai temi sociali della civiltà contadina, il secondo più ispirato da un afflato poetico condiviso con l’amico D’Annunzio.
Il secondo piano ospiterà le esposizioni temporanee che sono partite con “I colori del tempo”, un approfondimento sulla storia del palazzo e delle sue vicende, comprese le operazioni di recupero e restauro. Il progetto di riqualificazione dell’edificio è partito nel 2013, inizialmente per ripristinare l’uso a uffici. In corso d’opera sono emersi con sempre maggiore chiarezza il valore artistico del complesso e il legame con il tessuto storico urbano portando nel 2023 a deliberare la destinazione a spazio museale e a una accelerazione del cantiere in questa direzione. “Era importante dare a un edificio come questo una funzione culturale. L’Aquila sta vivendo un momento di grande fermento e ci tenevamo a partecipare all’occasione della Capitale della Cultura. Il nostro obiettivo è diventare un polo in dialogo con le altre istituzioni che operano in città come il MuNDA e il MaXXI”, ha spiegato Greta Rossi, coordinatrice de La Galleria BPER.
Recupero architettonico, restituzione alla città della propria memoria urbana, riscoperta della collezione convergono così in un unico progetto che ricompone il passato dell’Aquila e il suo ruolo di snodo tra le arti del Centro e Sud Italia e li rimette al lavoro nel presente per attivare cultura, relazioni e coesione.
“La collezione, l’architettura di Palazzo Farinosi Branconi e la storia artistica del territorio costruiscono qui un unico racconto, fatto di contributi e competenze diverse nel rispetto dell’identità e delle caratteristiche originarie”, ha detto ancora Sabrina Bianchi delineando l’idea di valorizzazione che il Gruppo sta perseguendo attraverso i Poli Culturali de La Galleria BPER: “Custodire un patrimonio significa studiarlo, metterlo in connessione con le persone e i territori e creare le condizioni perché continui a produrre conoscenza”.
L’Aquila si va così ad aggiungere al sistema di patrimonio diffuso che BPER Banca sta costruendo a scala nazionale e che la mette in rete con Modena, Genova, Brescia, Milano e, tra un mese, anche Ferrara. La prima settimana di ottobre sarà infatti inaugurata la sede del Polo Culturale ferrarese a Palazzo Barbantini-Koch con la mostra “Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati”: un’altra apertura al pubblico di un edificio storico che entra a far parte di un circuito di promozione culturale a disposizione della collettività. Già nel calendario di settembre c’è però una ulteriore data da segnare: in occasione della XXVI edizione di festivalfilosofia è in programma da venerdì 18 a La Galleria BPER di Modena, la pinacoteca che è il fulcro di questa rete, l’esposizione “CAOS χάος. Spazi e poetiche dell’arte informale”.
Il sistema diffuso è pensato per svilupparsi non solo nel numero delle sedi, ma anche nella qualità e nella quantità delle sinergie con altre istituzioni culturali e sociali e delle iniziative proposte. Alla collezione si affiancano poi gli archivi storici delle tante banche confluite nel gruppo nel corso dei decenni, importante fonte di conoscenza, e ogni operazione societaria, come la recente di Banca Popolare di Sondrio, porta con sé nuovi nuclei da studiare e mettere in relazione con quelli esistenti e, quindi, nuove possibilità di progetti culturali.
DIDA: Vista dell’allestimento della collezione permanente “Scrigno di memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione”.