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A Roma la mostra "Ceroli totale"

A Roma la mostra "Ceroli totale"

24 Novembre 2025

di Maddalena Libertini

70 anni di carriera e ricerca artistica dello scultore alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

A 87 anni Ceroli (Castel Frentano, 1938) è un patrimonio vivente: ha attraversato l’arte contemporanea italiana del Secondo Novecento, a partire dalla formazione all’Accademia di Belle Arti di Roma con Scialoja, Leoncillo, Fazzini, Colla, alla stagione della Scuola di Piazza del Popolo e delle gallerie La Salita, L’Attico e La Tartaruga, dove prende parte al celeberrimo “Teatro delle Mostre”, al contatto con l’Arte Povera, strabordando nella scenografia, in sinergia con Ronconi e Bolognini, e poi nel design, fino allo sconfinamento nel XXI secolo e alla produzione più recente e mai interrotta.

In attesa dell’apertura ufficiale nel 2026 della casa-atelier-museo alle porte di Roma, la GNAMC, in collaborazione con Banca Ifis, lo celebra con la monografica CEROLI TOTALE, a cura di Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi. Lo scultore, che ha partecipato all’allestimento, è stato scelto come visiting artist 2025 dell’iniziativa “Artista alla GNAMC”, che secondo la formula “un anno, un artista, una sala” abbina l’esposizione di una selezione di opere a incontri con il pubblico.  

Ceroli è di casa al museo di Valle Giulia fin dall’acquisizione di Composizione (1957-58), Premio della Giovane Scultura del 1960 attribuitogli da Cesare Brandi. Il tronco inchiodato, con cui ventenne si avvicina al suo materiale d’elezione mettendo da parte la ceramica con cui aveva iniziato, è una delle venti opere esposte: posta a conclusione del percorso che si dipana in dieci sale apre e chiude il cerchio che si arricchisce di due nuove creazioni site-specific, La grande quercia e Le ceneri. All’inizio, invece, si incontrano i lavori di Ceroli inseriti nel nuovo allestimento della Galleria: Ultima cena (1965), Le bandiere di tutto il mondo (1968) e Mangiafuoco (1990). Il primo emblematico con le sagome intagliate che lo hanno reso inconfondibile, il terzo espressione di una maturità di linguaggio che non ha smesso di sperimentare. Tra i due, Le bandiere di tutto il mondo, acquisito nel 2024 nell’ambito del PAC-Piano per l’Arte Contemporanea, insinua una discontinuità attraverso pigmenti colorati, scaglie di vetro, carbone, ferro, solfato di rame, gommalacca contenuti in canali zincati che riportano alla contingenza dell’Arte Povera. Le opere legate alla memoria autobiografica come Tela di Penelope (1992), nella quale allude al telaio della nonna Filomena, si intersecano attraverso Primavera (1968), ricordo d’adolescenza e al contempo omaggio al giardino all’italiana, con quelle che rileggono la tradizione dell’arte occidentale, come La battaglia (1978) ispirata alla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, che contiene anche un riferimento all’amico Pier Paolo Pasolini. Altri capolavori rappresentativi dell’artista sono La Cina (1966), Balcone (1966), Progetto per la pace (1969), mentre tra le opere mai esposte prima ci sono anche Sesto senso (1999), dedicato alla compagna Adriana Iftimie, Le chiacchiere (1989) e Arpa birmana (1992).

Inaugurata il 7 ottobre e in calendario fino all’11 febbraio 2026, CEROLI TOTALE è stata concepita come “una messa in scena del teatro ceroliano”, in cui le figure o gli oggetti occupano lo spazio come un palco o ne diventano il fondale animato, presenze con le quali gli spettatori sono chiamati a confrontarsi. Ritagliando i suoi personaggi come silhouette, nella volontà da lui dichiarata di dare corpo alle ombre, Ceroli interpreta la tridimensionalità della scultura come addizione o sovrapposizione, recuperandone all’inverso la plasticità. E poi c’è il legno, grezzo, di scarto, di riuso, semplice come gli stracci e la terracotta. Essenziale e concreto come una frase diretta che non ha bisogno di fronzoli per comunicare quello che l’artista ha da dire e che, anche ridotto in cenere, continua a rigenerarsi nelle sue mani. 

Oltre alle opere della GNAMC e a quelle dell’artista, a dare sostanza alla rassegna sono i prestiti di Banca Ifis che sta sostenendo anche la creazione della casa-museo: “La volontà della nostra banca è avanzare verso l’apertura del museo per conservare la collezione – nell’ambiente affascinante della casa, giardino e hangar-studio dell’artista – e consentirne la ricerca e la sperimentazione attraverso laboratori e atelier destinati ai giovani”, ha dichiara Ernesto Fürstenberg Fassio, Presidente di Banca Ifis.