Il Futurismo da Rovereto alle Marche passando per New York

Il Futurismo da Rovereto alle Marche passando per New York

9 Settembre 2023

A Fano a Palazzo Bracci Pagani la mostra “Depero e i Futuristi nelle Marche” promossa dalla Fondazione Carifano. In calendario il 23 settembre la conferenza “Depero, un futurista eccentrico” dello storico del Futurismo Maurizio Scudiero.

 

Poliedrico, innovatore, trasversale, il talento di Fortunato Depero si è espresso in molti ambiti incurante dei confini convenzionali dell’arte: design, grafica, pubblicità, architettura, scenografia e costumi. In coerenza con il manifesto “Ricostruzione futurista dell’Universo” redatto con Giacomo Balla e pubblicato all’inizio del 1915, investe in modo radicale tutta l’esperienza umana: “Noi Futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente”. Una “ricreazione” totale che, a ripensarci oggi, contiene nel doppio senso della parola un’energia gioiosa, quasi infantile, che mantiene le opere di Depero in dialogo con la contemporaneità.

La mostra “Depero e i Futuristi nelle Marche”, visitabile fino al primo ottobre a Fano presso la sede espositiva della Fondazione Carifano a Palazzo Bracci Pagani, attiva anche un altro dialogo ideale, quello tra Depero e il gruppo dei Futuristi marchigiani, Ivo Pannaggi, Bruno Tano, Sante Monachesi, Umberto Peschi, Vladimiro Tulli, Federico Seneca. In circa 100 opere fra dipinti, bozzetti, collage, stampe, serigrafie, sculture, si può cogliere la traiettoria del Futurismo dalle prime prove di Depero e Pannaggi a cavallo tra gli anni dieci e venti fino nelle Marche dove proseguirà fino all’inizio degli anni quaranta, interrotta solo dalla guerra.

Nato in provincia di Trento nel 1892, Depero arriva a Roma nel 1913 e qui conosce Balla e Marinetti. L’aggregazione al gruppo futurista è immediata e coincide con una fase di spregiudicata apertura sperimentale che nel 1919, al suo rientro a Rovereto, si riverserà nell’apertura della Casa d’Arte Futurista Depero. Lo dimostrano i cinque studi per cuscini in stoffe colorate sul tema dei numeri o il progetto esecutivo per l’arazzo “Cavalcata Fantastica”. Nella squadratura del disegno dell’arazzo, così come nelle misure e nelle indicazioni inserite nel progetto per il padiglione della Venezia Tridentina alla Fiera di Milano, si rivela la combinazione tra un prodigioso estro creativo e una concretezza realizzativa. La sua è un’arte industriale, come dichiara esplicitamente nel cosiddetto “libro imbullonato” del 1927, considerato una pietra miliare del graphic design. Pubblicato da Dinamo Azari e rilegato con due semplici bulloni, era un compendio dei suoi lavori presentati in composizioni tipografiche d’avanguardia, un portfolio autopromozionale che rivendicava la “necessità di auto-rèclame”: “Se l’artista attende la celebrità e la riconoscenza dell’opera propria per mezzo altrui ha tempo di morire 5000 volte di fame”. Pubblicità per se stesso e pubblicità come impegno professionale che dagli anni venti in poi diventerà sempre più importante. Un altro primato di Depero è il “Numero Unico Futurista Campari” (1931), di fatto il primo libro pubblicitario d’artista, di cui in mostra è possibile ammirare le tavole del menabò, approvato dal commendator Campari per la pubblicazione.

La mostra ha anche il merito di ricordare che Depero fu l’unico futurista che fece davvero esperienza diretta della città che sale, del rombo dei motori, dello sfavillio elettrico delle insegne, del caos metropolitano vagheggiati nei manifesti, soggiornando per due anni a New York dall’autunno del 1928. Testimoniano quel periodo le illustrazioni per Vogue e per un progetto editoriale di Cappuccetto Rosso ma, in qualche modo, quell’esperienza rimase incastonata nel suo immaginario riemergendo sotto forma di suggestione in lavori successivi.

Due sono le date da associare al Futurismo marchigiano, il cui centro si colloca a Macerata. La prima è il 1922, quando Ivo Pannaggi organizza la Prima Esposizione d’Arte Futurista con opere di Balla, Boccioni, Prampolini, Sironi e, appunto, Depero. La sua intenzione era provocare i concittadini, dare “un pugno nell’occhio a un pubblico borghese addormentato in un digiuno di manifestazioni estetiche”. Dieci anni dopo la seconda: il 1932, quando una manciata di giovani fonda il Gruppo Marchigiano Futurista Umberto Boccioni, dedicato all’artista morto durante la prima guerra mondiale. Affascinati particolarmente dall’aeropittura e dall’aeroplastica, nel 1939 parteciperanno alla “Mostra Nazionale Viaggiante di Aeropittura Futurista” che dall’aeroporto di Falconara, si sposta a Fano e a Pesaro. Con la guida di Bruno Tano, che a Roma aveva studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia ed era poi tornato con Peschi e Monachesi prendendo un piccolo studio, usciranno da una dimensione provinciale stringendo un saldo rapporto con il padre del movimento, Filippo Tommaso Marinetti.

Una menzione particolare merita Ivo Pannaggi, la cui vena inventiva multiforme è alla stregua di quella di Depero: anche lui pittore, scultore, scenografo, grafico pubblicitario, caricaturista, designer. Pannaggi era nato nel 1901 e da Macerata era andato a studiare alla Facoltà di Architettura a Roma. Qui frequenta la galleria d’arte Bragaglia dove nel 1922 con Vinicio Paladini mette in scena il Ballo meccanico futurista, di cui disegna anche i costumi. Sempre nello stesso anno e sempre con Paladini redige il “Manifesto dell’Arte Meccanica”, pubblicato sulla rivista Lacerba. Nel 1927 si trasferisce in Germania e a trent’anni decide di iscriversi al Bauhaus, un’avventura di breve durata poiché la scuola venne chiusa dai nazisti nel 1933. Ricordano quell’esperienza le sintetiche ed efficacissime caricature di Ludwig Mies van der Rohe e Wassily Kandinsky, rispettivamente ultimo direttore e professore del Bauhaus.

Un cenno finale per un altro personaggio d’eccezione, il fanese Federico Seneca, uno dei protagonisti della storia della grafica pubblicitaria italiana, qui presente con alcuni manifesti della coppa automobilistica Perugina, inneggianti alla velocità e al dinamismo. A Seneca dobbiamo l’invenzione di una delle immagini più iconiche della pubblicità italiana, quella della coppia di innamorati dei Baci Perugina, e probabilmente anche dei bigliettini inseriti nei popolari cioccolatini.

La mostra è stata accompagnata da un ciclo di conferenze. L’ultima è in programma per sabato 23 settembre alle ore 17:30 presso la Sala di Rappresentanza della Fondazione Carifano (via Montevecchio 114, Fano) e sarà tenuta da Maurizio Scudiero, uno dei massimi esperti del Futurismo e di Fortunato Depero.

 

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