di Maddalena Libertini
Maria Turchenkova vince la sezione Segnalazioni con Numb State, un ritratto della Russia contemporanea che rintraccia i segni della repressione e della guerra sotto una coltre di intorpidimento collettivo. La Open Call premia invece Angela Ponce con AYLLU – Family, sui legami familiari nelle comunità andine messi alla prova dalla partenza delle generazioni più giovani verso le città.
Oltre 9000 km da Mosca a Vladivostok sulla costa del Mar del Giappone, attraverso foreste, steppe, insediamenti industriali e climi inospitali. Quando i lavori della Transiberiana iniziarono nel 1891, la ferrovia era una colossale impresa ingegneristica e una infrastruttura strategica ma anche uno strumento politico di propaganda dell’impero russo e una dichiarazione delle sue mire espansionistiche come potenza euroasiatica.
Oggi i suoi vagoni trasportano, insieme agli altri passeggeri addormentati, i soldati che combattono in Ucraina e i rifornimenti militari, mentre fuori dai finestrini scorrono città, stazioni ferroviarie e fabbriche, molte delle quali costruite dai prigionieri del Gulag dell’era sovietica. Per la fotografa Maria Turchenkova quel treno con i suoi viaggiatori vinti dal torpore nel lungo attraversamento del Paese rappresenta una metafora vivente della società russa ripiegata su se stessa, in uno stato di apatia e disillusione. In quel paesaggio dispiegato lungo i binari sono conservate le tracce di un passato mai davvero affrontato, dei traumi di violenze e deportazioni incisi nella coscienza collettiva, e di un presente altrettanto brutale che l’ottundimento del sonno consente di non vedere. È questo meccanismo di rimozione, che da tattica di protezione diventa una forma di paralisi, a cui Turchenkova ha dato corpo in immagini con Numb State, il progetto fotografico sulla Russia contemporanea che porta avanti dal 2014 e con il quale si è aggiudicata la IV edizione del Deloitte Photo Grant nella sezione Segnalazioni.
Fino al 29 novembre, Numb State è esposto alla Triennale di Milano insieme a Go Live dell’artista iraniana Atefe Moeini, vincitrice della Open Call del Deloitte Photo Grant 2025, la sezione per i fotografi e le fotografe under 35. Completa la mostra una anteprima di AYLLU – Family di Angela Ponce, che ha vinto la Open Call 2026: è stato selezionato tra le più di mille candidature ricevute, in crescita dell’8% rispetto all’edizione precedente.
Il tema proposto quest’anno era Proximities, un invito a sondare le micro-relazioni che resistono in un’epoca in cui le distanze si acuiscono, le posizioni si polarizzano, i divari economici si esasperano e le disuguaglianze sociali sembrano invalicabili. Un frangente in cui l’atomizzazione delle relazioni sociali e il filtro tecnologico sembrano mettere in discussione il concetto stesso di comunità. Per questo il grant fotografico internazionale promosso da Deloitte Italia, con il patrocinio di Fondazione Deloitte, ha chiamato gli artisti a mostrare che la distanza non è un destino segnato ma l’effetto delle strutture contingenti da cui lasciamo governare le nostre vite.
Secondo il direttore artistico Denis Curti, Maria Turchenkova ha interpretato la prossimità come “azzeramento della distanza critica tra l’occhio fotografico e l’esperienza vissuta”, documentando come il tradimento della promessa democratica in Russia abbia prodotto l’erosione della società civile e il congelamento emotivo di fronte a una realtà di repressione politica. “Il titolo Numb State”, ha scritto Curti nel catalogo, “contiene un’ambiguità deliberata: ‘Stato’ può essere inteso sia come condizione psicologica sia come entità politica, suggerendo una tensione tra un’esperienza interiore di intorpidimento e il più ampio contesto storico e politico in cui essa emerge”.
Nata a Mosca nel 1987, Turchenkova ha vissuto la dissoluzione dell’URSS come un momento di incertezza ma anche di speranze, una stagione che si è chiusa con il ritorno dell’autoritarismo e l’ascesa di Putin, in escalation fino all’invasione dell’Ucraina nel 2022. Nel presente la fotografa rintraccia la memoria del regime sovietico nella risposta di inazione dei cittadini russi, rifugiati, oggi come allora, in uno stato letargico sotto la pressione della paura e dell’incapacità di fare i conti con la violenza e il dolore del passato: così, il trauma storico resta irrisolto e continua a trasmettersi di generazione in generazione e a condizionarne le esistenze. “Per me”, ha detto, “la fotografia diventa uno spazio di riflessione in cui la memoria collettiva non scompare, ma resta a stretto contatto con il presente, plasmandolo silenziosamente dall’interno”.
A convincere la giuria è stato proprio il linguaggio visivo capace di coniugare etica ed estetica e rendere percepibile ciò che resta silenzioso: la prepotenza del potere e la guerra vengono raccontate attraverso i segni che provocano nelle persone, nelle posture, nei comportamenti, nei luoghi.
L’idea progettuale della fotogiornalista peruviana Angela Ponce, classe 1994, si svilupperà nei prossimi dodici mesi grazie al contributo del premio. AYLLU significa rete familiare in lingua Quechua e persegue l’interesse di Ponce per le comunità indigene e le trasformazioni sociali del suo Paese: in questo caso la migrazione dei giovani verso i centri urbani dalle aree montane, dove i cambiamenti climatici rendono incerto un futuro legato ad agricoltura e allevamenti. Il lavoro si concentrerà sulle comunità ad alta quota di Phinaya e Qiqo, nella regione di Cusco, e su come resiste il legame tra chi va e chi resta. A 5000 m sul livello del mare, separati dai figli dalla distanza fisica, genitori – e nonni – si affidano alla connessione digitale delle videochiamate, spostandosi nei punti più elevati per cercare il segnale, e ai pannelli solari per ricaricare i telefoni. La fragilità dell’ecosistema, minacciato dallo scioglimento dei ghiacciai – tema su cui la fotografa ha realizzato in questa stessa area il progetto Guardians of the Glaciers –, condiziona e minaccia le relazioni familiari e, con pari spirito di adattamento, gli abitanti cercano di preservare gli affetti attuando nuovi modi di prossimità.
Foto: Maria Turchenkova, Numb State © Maria Turchenkova