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La cultura vista dai giovani: nuovi consumi, linguaggi e forme di partecipazione

La cultura vista dai giovani: nuovi consumi, linguaggi e forme di partecipazione

4 Novembre 2026

A cura di Guido Guerzoni e Amina Guasco

 

Da tempo il rapporto tra giovani e cultura viene raccontato attraverso una narrazione prevalentemente negativa: leggono meno, frequentano poco i musei e trascorrono gran parte del tempo libero davanti agli schermi. Un’immagine ricorrente, che tuttavia trova scarso riscontro nei dati. Le nuove generazioni non sembrano affatto disinteressate alla cultura, ma la vivono attraverso modalità differenti, combinando esperienze tradizionali e nuovi linguaggi digitali. Infatti nel 2024, l’89% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha partecipato ad almeno un’attività culturale o di intrattenimento fuori casa, registrando il valore più elevato tra tutte le fasce d’età. Il 52,3% dei 6–24enni ha visitato musei e mostre, il 40,5% siti archeologici e monumenti, il 74% è andato al cinema e il 32,7% ha assistito a uno spettacolo dal vivo.

Il primo risultato è quindi chiaro: i giovani non stanno abbandonando la cultura, ma stanno modificando il modo di accedervi, selezionarla e consumarla. Le Generazioni Z e Alpha sono cresciute in un ambiente in cui la distinzione tra fisico e digitale è sempre meno marcata. Passare dalla visita a un museo a un video su YouTube, dalla lettura di un romanzo a una sessione di gaming, da un concerto a una community online rappresenta una normale articolazione delle proprie attività quotidiane, piuttosto che una contrapposizione tra esperienze culturali differenti.

Anche la lettura, spesso considerata una delle principali vittime della digitalizzazione, mantiene un ruolo significativo tra i giovani. Il 78,9% degli 11–14enni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno e le preferenze evolvono con l’età: tra i più piccoli prevalgono albi illustrati (64,8%), libri per ragazzi (53%) e fantasy (44,5%); tra i 15–24enni acquistano maggiore rilevanza romanzi italiani (43%), stranieri (37,4%), fantasy (34,2%) e gialli (30%). Le biblioteche continuano inoltre a svolgere una funzione importante, sebbene differenziata: per i più piccoli rappresentano soprattutto luoghi di accesso ai libri, mentre per i giovani adulti diventano prevalentemente spazi di studio, apprendimento e socialità.

Il cambiamento più rilevante riguarda dunque la crescente competizione per il tempo e l’attenzione, due risorse sempre più contese da un’offerta di contenuti e intrattenimento in continua espansione. In Italia, il 98% dei 15–24enni utilizza Internet e, tra i 14–29enni, WhatsApp raggiunge l’88,6% di utenza, YouTube il 76,9%,

Instagram il 74,8% e TikTok il 64,5%. Queste piattaforme non rappresentano soltanto strumenti di comunicazione e svago, ma ambienti nei quali si formano gusti, interessi, relazioni e conoscenze. Parallelamente, il gaming si è affermato come una componente strutturale del tempo libero: in Italia si contano 14,2 milioni di videogiocatori, di cui 5,9 milioni fanno parte della fascia 6−24 anni, con una fruizione media di 7 ore e 53 minuti alla settimana. Un universo che combina intrattenimento, competizione, apprendimento e socialità, sviluppando forme di coinvolgimento e fidelizzazione particolarmente intense.

Le istituzioni culturali si confrontano quindi con un ecosistema molto più ampio e competitivo rispetto al passato, caratterizzato da contenuti disponibili in qualsiasi momento, personalizzabili e spesso costruiti intorno alla partecipazione attiva degli utenti. La questione non è soltanto conquistare l’attenzione dei giovani, ma offrire esperienze capaci di risultare significative all’interno di questo nuovo contesto. Un’indicazione interessante emerge dalle preferenze espresse dai visitatori tra i 18 e i 34 anni: il 61% considera la bellezza e l’atmosfera del luogo più importanti della sola offerta culturale, privilegiata dal 39%. Dunque l’attrattività di musei e spazi espositivi dipende anche dalla qualità degli ambienti, dall’accoglienza, dalle opportunità di socializzazione e dalle modalità attraverso cui il patrimonio viene raccontato. L’esperienza culturale assume un valore complessivo che va oltre i singoli contenuti proposti.

In questo scenario, le tecnologie digitali possono rappresentare un’importante opportunità di innovazione, purché non vengano considerate una soluzione universale. Un’indagine condotta su 1.028 visitatori italiani mostra che il 62% ritiene che la tecnologia possa arricchire l’esperienza culturale, ma tra i 18–24enni la percentuale scende al 54,9% e tra i 25–34enni al 48,7%. Un risultato che invita a superare l’associazione automatica tra giovani e innovazione tecnologica: la familiarità con gli strumenti digitali non implica necessariamente una maggiore propensione a utilizzarli durante la visita. Infatti la tecnologia genera valore quando migliora l’accessibilità dei contenuti, ne facilita la comprensione, amplia le possibilità di interazione e consente di sviluppare una relazione con il patrimonio prima, durante e dopo l’esperienza fisica. L’innovazione deve quindi essere funzionale alla qualità della proposta culturale, piuttosto che costituire un elemento attrattivo fine a sé stesso.

Accanto alle opportunità offerte dal digitale, nello scenario nazionale permangono tuttavia disuguaglianze significative nell’accesso alla cultura. Nel Centro-Nord la quota di giovani lettori supera il 60%, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 47%; nel 2025 la frequentazione delle biblioteche coinvolgeva il 20% della popolazione del Nord, contro il 9% di quella meridionale. Anche le condizioni economiche incidono sulla partecipazione: il 50,3% degli under 35 indica il costo elevato tra i principali ostacoli, mentre il 35% dei 18–34enni segnala la mancanza di interesse, il 19% le difficoltà nel condividere l’esperienza con altre persone e il 18% la scarsa comprensione dei contenuti. Questi risultati mostrano come l’ampliamento della partecipazione richieda interventi che vadano oltre le sole agevolazioni economiche o l’introduzione di nuove tecnologie. Occorre investire nella rilevanza dei contenuti, nella comprensibilità dei linguaggi, nella qualità delle esperienze e nella costruzione di occasioni continuative di coinvolgimento.

Il futuro della partecipazione culturale non si gioca quindi nella contrapposizione tra libri e smartphone, musei e videogiochi, palcoscenici e piattaforme, ma nella capacità di integrare linguaggi, esperienze e modalità di fruizione differenti. Le nuove generazioni sono già protagoniste della domanda culturale e mostrano livelli di partecipazione spesso superiori a quelli delle fasce d’età più mature. Dunque la sfida per le istituzioni non consiste soltanto nell’attrarre i giovani, bensì nel comprenderne gusti, comportamenti e aspettative, costruendo le condizioni affinché l’interesse e la curiosità che li caratterizzano possano trasformarsi in abitudini culturali autonome e durature, capaci di accompagnarli anche nell’età adulta.