di Maddalena Libertini
Il 10 novembre il Museo del Risparmio di Torino dedica un appuntamento al rapporto tra creatività, denaro a partire dall’esempio di uno dei più grandi artisti del Rinascimento. La direttrice e curatrice del museo Giovanna Paladino e l’economista Luciano Canova anticipano a è cultura! alcuni temi dell’incontro in cui interverrà anche il Vicedirettore delle Gallerie d’Italia di Milano, Giovanni Morale.
Nel novembre 2017 il Salvator Mundi, dipinto attribuito a Leonardo da Vinci, è stato venduto da Christie’s a New York per 450 milioni di dollari, stabilendo il record per un’opera d’arte battuta all’asta. Al nome del genio toscano sono associati dipinti considerati all’apice della pittura mondiale, dalle quotazioni stratosferiche o addirittura inestimabili, come per la Gioconda, il cui peso economico dovrebbe tenere conto anche della sua capacità di attirare al Louvre milioni di visitatori ogni anno. Ma quanto “valeva” Leonardo al suo tempo e quanto si faceva pagare?
A differenza di molti artisti celebrati soprattutto dopo la morte, il cui mercato è cresciuto successivamente, Leonardo era già una figura di eccezionale prestigio, ricercata dalle corti più potenti del Rinascimento: da Ludovico il Moro a Milano o Francesco I di Francia, che lo accolse ad Amboise con il ruolo di pittore, ingegnere e architetto del re. Eppure, quando morì nel 1519, lasciò in banca poco più di 300 fiorini. Un dato che, isolato dal resto del suo patrimonio e dalle forme di remunerazione dell’epoca, rischia di restituire un’immagine fuorviante della sua condizione economica e della consapevolezza che Leonardo aveva di se stesso e dell’importanza del proprio lavoro.
La direttrice e curatrice del Museo del Risparmio di Torino Giovanna Paladino ne discuterà il 10 novembre con Luciano Canova, economista e divulgatore scientifico, e Giovanni Morale, Vicedirettore delle Gallerie d’Italia di Milano e storico dell’arte. Un dialogo che mette in relazione la storia dell’arte e quella economica e offre l’occasione per riflettere sul significato dell’educazione finanziaria: uno strumento per leggere la realtà, riconoscere il rapporto tra valore e prezzo e comprendere le risorse che sostengono la produzione culturale.
Ne abbiamo parlato in anteprima con Paladino e Canova.
Nella nostra cultura è ancora radicato il mito romantico secondo il quale il genio, per esprimere pienamente il suo talento, deve poter creare libero dalle incombenze materiali, a cominciare dalle questioni legate al denaro. È un pregiudizio che un incontro come questo può contribuire a superare? Cosa rivelano i conti di Leonardo, uno dei più grandi geni della storia dell’umanità, in questo senso?
Luciano Canova: Il mito romantico del genio che crea senza preoccuparsi del denaro è affascinante, ma la storia economica di Leonardo racconta qualcosa di molto diverso. Abbiamo ricostruito la sua vita attraverso 144 registrazioni documentarie, scoprendo un artista perfettamente inserito nelle dinamiche economiche del suo tempo. Leonardo negoziava compensi, riceveva stipendi, gestiva beni e intratteneva rapporti con committenti potenti. Soprattutto, il suo reddito non era fatto soltanto di denaro: comprendeva abitazioni, terreni, privilegi e riconoscimenti sociali. Durante il periodo milanese, per esempio, Ludovico il Moro gli donò una vigna, mentre in Francia Francesco I gli garantì una pensione e una residenza. Il punto interessante è che Leonardo non morì povero, nonostante disponesse di una liquidità relativamente modesta. La sua ricchezza assumeva forme diverse da quelle che oggi siamo abituati a considerare. Insomma, il genio non era affatto estraneo all’economia: il rapporto con il denaro, con le istituzioni e con il potere era parte integrante delle condizioni che gli permettevano di creare. Probabilmente è proprio questo il pregiudizio più importante da superare: la creatività non nasce necessariamente dall’assenza di vincoli economici, ma anche dalla capacità di trovare le risorse per esprimerla.
È nel Rinascimento che si definisce lo status dell’artista e si legittima il suo ruolo nella società. Leonardo è una figura emblematica di questa evoluzione. Che cosa dice il suo caso sulla considerazione del mestiere dell’artista?
Luciano Canova: Leonardo rappresenta perfettamente il passaggio dall’artista-artigiano, pagato per realizzare una singola opera, a una figura professionale il cui valore comprende competenze, reputazione, relazioni e prestigio. I numeri raccontano bene questa trasformazione. Nella Firenze giovanile appena l’1,3% dei suoi compensi documentati era costituito da beni o benefici non monetari. Alla corte degli Sforza questa quota sale al 9,6%, arrivando potenzialmente al 24,8% se consideriamo anche il valore stimato dell’abitazione e dell’atelier messi a disposizione. Leonardo non vendeva più soltanto dipinti: offriva conoscenze scientifiche, capacità ingegneristiche, inventiva e prestigio alla corte che lo ospitava. Anche la bottega era parte di questa economia: collaboratori e allievi ricevevano sostegno materiale e, probabilmente in alcuni casi, opere come forma di compenso. La lezione economica è interessante anche oggi: il valore del talento non coincide necessariamente con il denaro che viene pagato per una singola prestazione. Comprende benefici materiali, reputazione, relazioni e opportunità future. Il Rinascimento, da questo punto di vista, non ha soltanto celebrato il genio artistico: ha contribuito a inventare il suo mercato.
Si è appena chiusa a Torino la 33° edizione di Artissima, la più importante fiera d’arte contemporanea italiana, di cui Intesa Sanpaolo è main sponsor. Eventi di questo tipo ricordano come l’arte sia legata al mercato, possa diventare un asset finanziario e si classifichi anche in base al prezzo delle opere. Ma non solo: intorno agli artisti c’è un intero settore culturale pubblico e privato che per prosperare ha bisogno di risorse economiche. Quanto è importante, anche per chi non lavora in questo ambito, riconoscere questo legame?
Giovanna Paladino: Direi che proprio l’arte ci offre una bellissima lezione di educazione finanziaria perché non tutto ciò che ha valore ha necessariamente un prezzo, e il prezzo non ci dice necessariamente tutto sul valore. Il valore afferisce al nostro rapporto personale e intimo.
Un’opera può emozionarci, raccontare un’epoca, avere un valore culturale enorme e, contemporaneamente, essere scambiata su un mercato e quindi avere un prezzo. Capire che queste dimensioni convivono significa anche diventare più consapevoli dal punto di vista finanziario.
Al Museo del Risparmio insistiamo molto su fatto che l’educazione finanziaria non sia un insieme di formule, ma uno strumento per interpretare la realtà e compiere scelte più consapevoli. Anche davanti a un’opera d’arte possiamo porci domande molto “finanziarie”: perché costa così? Chi ne determina il prezzo? Quanto è liquido questo mercato? Qual è il rischio? Sto acquistando per passione o per investimento? Anche gli artisti, inclusi quelli importanti come Leonardo, prendono decisioni economiche e hanno a che fare con il denaro o la mancanza dello stesso.
Facendo riferimento ad Artissima, c’è un’altra dimensione importante da considerare perché dietro un artista esiste un ecosistema fatto di gallerie, musei, fondazioni e molte diverse professionalità.
Quindi non vedrei arte ed economia come due mondi lontani. Capire il rapporto tra valore, prezzo e scelta è educazione finanziaria. E l’arte, forse in modo sorprendente, è uno dei luoghi più interessanti in cui imparare a farlo.
Questo incontro si inserisce in una linea più ampia del museo che mira a valorizzare l’educazione finanziaria con un’ottica interdisciplinare per far acquisire consapevolezza sull’uso del denaro e su quanti ambiti della vita di ciascuno di noi incide l’economia. Cosa avete in programma per i prossimi mesi?
Giovanna Paladino: Fin dalla nascita del Museo abbiamo puntato molto sulla contaminazione tra economia ed altri campi quali letteratura, cinema, musica, arte. Non a caso al Museo del Risparmio abbiamo creato una postazione di realtà virtuale “Ammirare” che consente di entrare in opere d’arte animate per raccontare, attraverso le immagini e la storia, concetti come il risparmio, il mercato, la ricchezza, la fiscalità, la crisi o la nascita dell’industria. È un modo diverso e coinvolgente per avvicinare le persone all’economia, partendo da qualcosa che apparentemente appartiene a un altro mondo. Ma siamo stati anche più temerari di così e abbiamo contaminato con le cucina attraverso un “Pizzico di economia”, un libro di ricette stellate che nasconde una storia di due ragazzini, e con la fisica. Per questo abbiamo invitato il professore di fisica più conosciuto d’Italia a venire per parlare con me di come concetti della fisica possano avvicinarsi a concetti utili anche perla gestione consapevole del denaro. La registrazione dell’evento è su Youtube. Nel mese di novembre avremo diversi momenti di approfondimento sul mondo femminile e un festival che organizziamo, oramai da oltre un decennio, che si chiama il mio posto nel mondo quest’anno dedicato alle “Menti che creano il futuro”. Da dicembre e poi nel corso del 2027 ripartiremo con appuntamenti che legano la letteratura all’economia sia per adulti che per studenti delle scuole medie. Ma la lista delle attività è lunghissima e vale la pena seguirci sui nostri canali social.